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News di Alcologia

44 domande su AA - 1° parte

44 domande su AA - 1° parte

44 domande

 

 

 

Domande e risposte su Alcolisti Anonimi

 

Molti milioni di persone nel mondo hanno proba­bilmente sentito parlare o letto qualche notizia ri­guardante Alcolisti Anonimi da quando, nel lontano 1935, questa ebbe i suoi inizi. Alcuni hanno una cer­ta dimestichezza con questo programma di recupero dall’alcolismo che si è dimostrato valido per più di due milioni di bevitori problema. Altri sanno solo vagamente che A.A. è una specie di organizzazione che aiuta in qualche modo gli ubriaconi a smettere di bere.

Questo opuscolo è stato ideato per coloro che so­no interessati ad A.A. per se stessi oppure per un lo­ro parente o amico o semplicemente perché deside­rano essere informati meglio su questa organizzazio­ne cosi fuori dal comune. Nelle pagine che seguono ci sono le risposte a molte delle domande specifiche che per il passato sono state rivolte su A.A. Si tratta della somma delle esperienze di uomini e donne li­beramente uniti da un comune grande interesse: il desiderio di rimanere sobri e quello di aiutare altri alcolisti che ammettono di avere il problema dell’al­col e chiedono di essere aiutati.

Le migliaia di uomini e donne nel mondo che so­no entrati a far parte di A.A. negli ultimi anni, non sono dei benefattori altruisti. L’ardore e il desiderio di aiutare gli altri alcolisti possono essere definiti come un consapevole interesse personale: infatti, i membri di A.A. si sono resi conto che la loro stessa sobrietà dipende moltissimo da un continuo contatto con altri alcolisti.

Dopo aver letto questo opuscolo potrete porvi delle domande che sembrano non aver trovato una risposta esauriente in una cosi breve sintesi. In molte aree metropolitane i gruppi A.A. hanno un Ufficio Centrale che potrete cercare sull’elenco telefonico sotto la voce “Alcolisti Anonimi”. Potrete essere in­dirizzati al più vicino gruppo A.A. tutti saranno lieti di darvi ulteriori informazioni. Anche nelle città più piccole, un singolo gruppo può avere il numero di telefono nell’apposito elenco. Se non vi è alcun gruppo A.A. vicino a voi, scrivete direttamente all’Ufficio dei Servizi Generali Italiani, Via di Torre Rossa, 35 - 00165 Roma. Potrete essere certi che il vostro anonimato sarà rispettato.

 

 

 

 

 

 

Alcolismo e alcolisti

 

Fino a poco tempo fa l’alcolismo veniva conside­rato un problema di ordine morale. Oggi la maggior parte della gente lo giudica essenzialmente un pro­blema di salute. Per chi ha il problema del bere l’al­colismo rimarrà sempre una questione di ordine strettamente personale. L’alcolista che si avvicina ad A.A., spesso fa delle domande che si riferiscono particolarmente alla sua personale esperienza, ai suoi timori e alle sue speranze in un modo di vivere migliore.

 

 

Che cosa è l’alcolismo?

 

Su questo argomento le idee sono molte e varie. La spiegazione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevalentemente accettata da A.A., è che l’alcolismo sia una malattia, una malattia pro­gressiva che non potrà mai essere guarita ma il cui decorso come per alcune altre malattie può essere arrestato. Meglio ancora molti in A.A. ritengono che tale malattia sia la combinazione tra una particolare sensibilità fisica all’alcol e un’ossessione mentale che spinge a bere indipendentemente dalle conse­guenze che ne derivano e che non può essere vinta con la sola forza di volontà.

Prima di affidarsi ad A.A. molti alcolisti incapaci di smettere di bere si giudicano moralmente fragili o addirittura mentalmente squilibrati. L’opinione di A.A. è che gli alcolisti sono persone malate che po­tranno trovare e conservare la sobrietà se solo vor­ranno seguire un semplice Programma che è stato sperimentato con successo da migliaia di altri uomi­ni e donne.

L’essere affetti da alcolismo non è di per sé im­morale perché non è immorale avere una malattia. Non si tratta nemmeno più di aver forza di volontà, dato che l’ammalato è privato della sua possibilità di scelta di fronte all’alcol. La cosa importante è accet­tare la propria malattia e approfittare dell’aiuto che ci viene offerto. Deve però esistere il desiderio di star meglio. L’esperienza dimostra che il Programma di A.A. è valido per ogni alcolista che si sforzi since­ramente di smettere di bere e generalmente si dimo­stra inutile per chi, uomo o donna, non sia assoluta­mente certo di avere il desiderio di volerlo fare.

 

 

Come posso avere la certezza di essere un alcolista?

 

Solamente tu puoi decidere in proposito. A molti che fanno ora parte di A.A. fu detto che non erano affatto alcolisti e che ciò di cui essi avevano bisogno era soltanto una maggiore forza di volontà, un altro modo di vivere, un maggior riposo o un qualche nuovo hobby per rimettersi in carreggiata. Costoro alla fine si rivolsero ad A.A. perché sentirono, nel profondo di loro stessi, che l’alcol li aveva sconfitti e che erano disposti a tentare qualunque cosa che potesse liberarli dalla necessità ossessiva del bere.

Alcuni di questi uomini e donne sono passati at­traverso esperienze paurose prima di ammettere che l’alcol non faceva più per loro. A causa del bere so­no diventati dei derelitti, sono arrivati al furto, alla menzogna, alla truffa, e talvolta perfino al delitto. Hanno ingannato i loro datori di lavoro e i loro con­giunti. Sono divenuti totalmente irresponsabili in ogni loro rapporto con gli altri dissipando beni ma­teriali, mentali e spirituali.

Ma anche molti altri con esperienze meno tragiche sono entrati a fare parte di A.A. senza aver provato né carceri né ospedali. I loro eccessi nel bere posso­no non essere stati notati anche dai parenti più stretti e dagli amici. Ma anch’essi hanno riconosciuto i sin­torni paurosi dell’alcolismo e hanno ammesso per tempo che è una malattia progressiva. Hanno rag­giunto A.A. prima di pagare un prezzo troppo alto.

In A.A. si suoi dire che non c’è nessuno che possa essere definito “un po’ alcolista”. O sei alcolista o non lo sei affatto. Ed è solo l’individuo stesso che può personalmente stabilire se l’alcol è o non è di­ventato per lui un problema incontrollabile.

 

 

Può un alcolista tornare a bere “normalmente”?

 

Per quanto ci ha insegnato la nostra esperienza nessuno che sia divenuto alcolista ha mai cessato di esserlo. Il fatto di astenersi dall’alcol per mesi o an­che per anni non ha mai messo un alcolista in condi­zione di bere “normalmente” o socialmente. Una volta che si è oltrepassato il limite esistente tra il forte bevitore e l’alcolista irresponsabile non si potrà mai più tornare indietro. Alcuni alcolisti cercano de­liberatamente di ubriacarsi a causa di dispiaceri, mentre i dispiaceri sembrano proprio essere l’inevi­tabile conseguenza del bere eccessivo. Dopo un pe­riodo di astinenza uno può avere la sensazione che gli sia possibile azzardarsi a bere qualche birra o qualche bicchiere di vino leggero. Può illudersi cre­dendo che se berrà solamente durante i pasti potrà cavarsela senza danni. Ma non trascorrerà molto tempo prima che l’antico ossessivo bisogno di bere torni a prevalere in lui e lo riporti a bere eccessiva­mente malgrado il suo desiderio di bere in maniera moderata.

La risposta, fondata sull’esperienza di A.A. è che, se tu sei un alcolista, non sarai mai veramente in grado di controllare il tuo bere. Così, ti restano aper­te due strade: o lasciare che il tuo modo di bere peggiori ­progressivamente, con tutti gli inevitabili gravissimi danni, oppure astenerti completamente dal­l’alcol e cominciare a costruire un nuovo modo di vivere sobrio e costruttivo.

 

 

 

Non può un A.A. bere neanche una birra?

 

Èchiaro che in A.A. non ci sono doveri, che nes­suno controlla se gli amici bevono o meno. La rispo­sta a questa domanda è che, se uno è alcolista, non deve esporsi al rischio di avvicinarsi all’alcol sotto nessuna forma. L’alcol è alcol sia esso diluito in un Martini, uno scotch con soda, un bourbon con acqua naturale, una coppa di champagne, un bicchiere di vino o una piccola birra. Per l’alcolista una sola be­vanda alcolica di qualsiasi genere è probabilmente troppo e venti bicchieri non sono abbastanza.

Per conservare la propria sobrietà l’alcolista deve semplicemente astenersi dall’alcol, indipendente­mente dalla quantità, o dalla gradazione più o meno forte che egli può supporre di essere in grado di controllare.

Ovviamente pochissime persone si ubriacano. con una o due bottiglie di birra, e l’alcolista questo lo sa, come lo sa qualsiasi persona. Egli può addirittura convincersi che berrà due o tre birre e poi smetterà per quel giorno. Talvolta egli riesce veramente a se­guire questo programma per giorni o settimane, poi finirà per decidere che, pur bevendo, egli è in grado di comportarsi normalmente. Così aumenterà le sue dosi di birra o di vino oppure passerà ai liquori forti, ritrovandosi infine al punto di partenza.

 

 

Io posso stare un bel po’ sobrio fra una sbornia e l’altra, come posso affermare di avere bisogno di A.A.?

 

Moltissimi membri di A.A. ti diranno che è il mo­do come bevi e non con quale frequenza bevi, che determina se sei o non sei un alcolista. Molti che hanno il problema del bere possono far trascorrere settimane, mesi e perfino anni prima di avere una ri­caduta. Durante i loro periodi di sobrietà non dannoalcuna importanza all’alcol. Senza sforzo alcuno né mentale né emotivo, possono scegliere se accostar­visi oppure astenersene, e preferiscono evitarlo.

Ma poi per un motivo imprecisato, o addirittura senza motivo alcuno, prendono una sbronza di pri­ma classe. Trascurano il lavoro, la famiglia e ogni responsabilità civile e sociale. La sbornia può durare una sola notte o protrarsi per giorni e settimane. Quando è passata, il bevitore è generalmente debole, è pieno di rimorsi, deciso a fare in modo che ciò non accada mai più. Ma accadrà ancora.

Questo tipo di bevitore “periodico” lascia per­plessi non soltanto coloro che gli sono vicino, ma anche il bevitore stesso. Egli non riesce a spiegarsi come mai possa avere così poco interesse per l’alcol nei periodi che intercorrono tra una sbornia e l’altra e un controllo così limitato sull’alcol una volta che iniziano a bere.

Il bevitore periodico può essere un alcolista e può anche non esserlo. Però se il suo modo di bere è di­ventato incontrollabile, e il periodo di sobrietà tra una bevuta e l’altra si è progressivamente ridotto, per lui sembra giunto il momento di dover affrontare realisticamente il problema. Se egli è pronto ad am­mettere di essere un alcolista, ha fatto il primo passo verso la sobrietà stabile e duratura goduta dalle mi­gliaia e migliaia di appartenenti ad A.A.

 

 

Gli altri dicono che io non sono un alcolista. Ma il mio modo di bere sembra stia peggiorando. Debbo entrare a far parte di A.A.?

 

Molti A.A. durante il periodo in cui bevevano ve­nivano tranquillizzati da parenti, amici e modici, i quali li assicuravano che essi non erano degli alcoli­sti. L’alcolista stesso frequentemente complica le cose a causa della sua riluttanza ad affrontare realistica­mente il problema del bere. Siccome non è completamente onesto con se stesso, rende difficile anche al proprio medico il compito di aiutarlo. Tuttavia molti medici sono riusciti a comprendere a fondo le distor­sioni mentali tipiche dell’alcolista, centrando così il problema nel modo giusto.

Non possiamo ripetere a sufficienza che la deci­sione importante “sono o non sono un alcolista?” deve essere presa dal bevitore stesso. Solamente lui, non il suo medico, la famiglia o gli amici, può affer­marlo. Una volta convintosi di essere una alcolista, la battaglia per la sobrietà è vinta a metà. Se lascia ad altri il compito di prendere delle decisioni per lui, prolungherà solo inutilmente le sofferenze e i peri­coli del suo bere incontrollato.

 

 

Può una persona raggiungere la sobrietà da sola, leggendo la letteratura AA?

 

Alcune persone hanno smesso di bere dopo aver letto Alcolisti Anonimi il “Grande Libro” di A.A., che espone tutti i princìpi basilari del programma di recupero. Ma quasi tutti coloro che ci sono riusciti in tal modo, hanno immediatamente cercato altri al­colisti con cui dividere la loro esperienza e la so­brietà.

Il Programma di A,A. avrà una maggiore efficacia per l’individuo se lo si riconosce e lo si accetta come un programma che coinvolge anche altri. Cooperando con altri alcolisti nel suo gruppo A.A., il bevitore im­para di più sul suo problema e su come affrontarlo. Egli si vede e si sente circondato da gente che condi­vide le sue passate esperienze, i suoi attuali problemi e le speranze per il futuro, e si libera di quel senso di solitudine che potrebbe essere stato un fattore impor­tante che lo ha portato al bere ossessivo.