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Campobasso: nasce il gruppo Alcolisti Anonimi

Campobasso: nasce il gruppo Alcolisti Anonimi
Dal primo bicchiere all’ultimo: anche in città nasce il gruppo degli Alcolisti Anonimi
La sede dell’associazione si trova in via Cavour 40: il gruppo, attivo già a Termoli, sta mettendo radici anche nel capoluogo per aiutare i bevitori problematici a uscire dalla loro dipendenza. Condivisione dell’esperienza, anonimato totale, mutuo soccorso sono alcune tappe del programma di recupero denominato "Metodo dei 12 passi"
 
Campobasso. Gli ex alcolisti raccontano che rinunciare al primo bicchiere, dopo anni di bevute problematiche, sia il primo passo e il più difficile. Quel “no, grazie”, pronunciato tanto tempo dopo per la prima volta, segna una vera e propria svolta e fa parte di un percorso di ripresa molto più lungo e complesso diviso per tappe. Sono i “12 passi” del metodo utilizzato dall’associazione Alcolisti Anonimi per aiutare gli alcolisti a uscire fuori dalla loro dipendenza.

Nel pomeriggio di domenica 10 dicembre il gruppo ha fatto la sua prima uscita pubblica nel capoluogo. Dopo Termoli, anche a Campobasso A.A. sta mettendo radici grazie ai locali messi a disposizione dalla chiesa valdese in via Cavour numero 40 (lato sinistro dell’entrata principale del carcere, ndr). L’auspicio è che già nelle prossime settimane si arrivi a poter fissare una riunione mensile per far incontrare i bevitori problematici e metterli attorno a un tavolo. Perché proprio il dialogo e la condivisione dell’esperienza sono parte integrante della soluzione al loro problema. E se è vero che ognuno ha una storia a sé, è anche vero che parlarne aiuta. Una volta che si è usciti dall’alcolismo infatti, il processo di recupero passa attraverso il mutuo soccorso. Chi beveva a una certo punto aiuterà gli altri a non farlo più.
«L’unico requisito per entrare a far parte di A.A. – spiegano dal gruppo - è desiderare di smettere di bere: ognuno può divenire membro dell’Associazione nel momento stesso in cui dichiara di volerlo. La partecipazione è totalmente gratuita e non esiste alcuna distinzione relativa alla razza, al sesso, al ceto sociale, alla fede religiosa, agli ideali politici».

Generalmente sono le famiglie o i servizi sociali a indirizzare gli alcolisti verso l’associazione (chi beve spesso non è consapevole di avere un problema), i quali, una volta che iniziano a frequentare le riunioni e a sentire le testimonianze degli altri, si sentono meno soli ma ancora incapaci di rinunciare a quella stampella che li ha sorretti per tanto tempo. Ed è a questo punto che gli amici del gruppo gli consigliano di fare come loro, di porsi un obiettivo a brevissimo termine: per esempio di tenersi lontano dal primo bicchiere per sole ventiquattro ore.
 
Poi per altre ventiquattro… e così via.
«E’ fondamentale evitare “il primo bicchiere”, quello che innesca il meccanismo della compulsione e la conseguente perdita del controllo sull’alcol. In questo momento delicato gli amici già sobri mettono tutta la loro esperienza e, soprattutto, il loro amore a disposizione del nuovo arrivato, che comincia ad acquisire la consapevolezza di potercela davvero fare: proprio come i suoi nuovi amici che non bevono più, e tuttavia sembrano vivere sereni e attivi».


Dal primo passo al dodicesimo (aiutare gli altri a non bere) c‘è un po’ di tutto: autoanalisi, meditazione, recupero delle relazioni sociali. Insomma il lavoro non è né semplice né facile «perché è un processo graduale i cui frutti si cominciano a intravedere presto e i cui margini di miglioramento per ognuno sono pressoché infiniti».

Chi volesse saperne di più può rivolgersi ai numeri 3669223002 oppure 3351949584
 
 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)