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Settimo passo: la risalita

Settimo passo: la risalita

Settimo passo: la risalita

Sento ancora entusiasmante in me la meravigliosa scoperta di non essere più sola, che provai nel 1981, quando incontrai A.A. Da due mesi circa non bevevo più, avevo deciso di non bere più ed ero tranquilla, serena. Sottolineo “avevo deciso” perché a tutt’oggi, dopo due anni e mezzo e alla luce dei Passi, posso onestamente confermare che quella decisione l’avevo presa con tutta me stessa: spiritualmente, psicologica-mente, fisicamente; era sgorgata dal più profondo del mio essere.

Ma, quando ebbi tra le mani il Programma di A.A., mi resi immedia­tamente conto dei pericoli che correva quella mia pur ferma decisione. Convinta che, sebbene non li conoscessi come tali, avevo comunque fatto spontaneamente i primi tre Passi (non avevo smesso di bere?! Non ero sempre stata credente e praticante?!) mi gettai a fare quel benedet­to Quarto Passo. Avendo deciso di vivere e di vivere bene, capii subito che quello era per me un Passo essenziale. È inutile ch’io dica quanto fu duro e difficile; chiunque l’ha fatto, sa benissimo di quanta sofferenza è impregnato.

Quello che vorrei saper esprimere è la gioia con la quale lo feci. Ragazzi, andavo incontro alla vita, io che per cinquant’anni non avevo vissuto, non avevo voluto vivere!

Ed ecco la seconda meravigliosa scoperta: quell’enorme fardello di risentimenti che aveva avvelenato tutta la mia vita, dico tutta, cadde di colpo. Con chi potevo prendermela se ero nata con quel po’ po’ di caratteraccio? Ero finalmente libera... leggera... volavo... Che bello! Frena M.! E mi tuffai nel Terzo Passo: mi abbandonai al Programma, a chi aveva lottato, sbagliato, sofferto per offrirmi con tanto Muore la strada migliore da seguire per essere felice. Era l’Amore di Dio, fatto Voce e sceso alla mia piccola dimensione perché nella mia sordità potessi sentirLo.

Andavo avanti serenamente, gioiosamente, cantando questa mia gioia, vivendo questa mia gioia e, sinceramente, vedendo intorno a me i piccoli frutti di questa mia gioia. Certo, i fallimenti erano tanti, ma non mi abbattevano; non avevo camminato per cinquant’anni, era ovvio che traballassi continuamente; e poi avevo a portata di mano una stampella veramente amica.

Andavo avanti convinta che, malgrado gli zig-zag, gli “inciampico­ni”, i pasticci che combinavo, stavo tuttavia sulla strada giusta.

Quand’ecco quei due giorni del luglio 1982 nei quali annegai in un mare di atroce disperazione, quale non ho conosciuto neppure nel tempo più nero del mio alcolismo attivo; quei due giorni d’immensa sof­ferenza di quel pazzesco (e che oggi chiamo meraviglioso) scivolone; quei due giorni in cui ho accarezzato l’idea non di tornare a bere (avevo veramente deciso), ma addirittura del suicidio, tanto ero attanagliata da un’angoscia spaventosa; quei due giorni in cui gli amici accorsi in aiuto mi hanno sentito farneticare su una chiave perduta.

E invece, cari mie i, quella chiave non l’avevo nemmeno trovata. L’avevo soltanto intuita, l’ho capito da pochi giorni, e là mi ero fermata: non ero più stata attenta alla Sua Voce. Avevo ripreso saldamente in mano, dopo averle appena appena allentate, le redini della mia vita. Nella mia presunzione avevo creduto di avere capito tutto, solo perché avevo permesso per un attimo al Suo Muore di sfiorarmi. Ogni giorno ero io che programmavo i modi da seguire e i traguardi da raggiungere per “sentirmi” migliore; ero io che avevo deciso cosa fare per meglio inerpi­carmi su quella che sapevo e so essere la strada della vera felicità.

Come non chiamare meraviglioso quello scivolone che oggi, pur nella consapevolezza di quanto io sia debole e portata alla testardaggine, mi fa dire quando comincia ogni mia giornata: “Eccomi Signore, fai di me quello che vuoi e come vuoi. Io non posso immaginare quanto è grande il Tuo Amore, perché sono troppo piccola per arrivare a comprenderlo. Ma so che qualunque cosa tu permetterai mi accada, sarà per il mio bene. Ti prego soltanto di darmi la forza e il coraggio di vivere così come dico che voglio Tu faccia”.

Come non chiamare meraviglioso quello scivolone che mi ha fatto tro­vare veramente quella chiave che mi promette tante altre scoperte meravi­gliose, anche se so che la M. di prima tenterà spesso di nasconderla.