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News di Alcologia

Umiltà per oggi

Umiltà per oggi

Umiltà per oggi

Non può esserci alcuna umiltà assoluta per noi esseri umani. Nella
migliore delle ipotesi possiamo soltanto avere una vaga idea del
significato e dello splendore di un ideale tanto perfetto. Come
dice il libro Alcolisti Anonimi: “Non siamo santi... Miriamo a un progresso
spirituale piuttosto che alla perfezione spirituale”. Solo Dio stesso può
manifestarsi nell’assoluto; noi esseri umani dobbiamo necessariamente vivere e
crescere nella sfera del relativo. Noi cerchiamo l’umiltà per oggi.
Perciò la nostra domanda pratica è la seguente: “Che cosa intendiamo
esattamente con ‘umiltà per oggi’, e come facciamo a sapere quando l’abbiamo
trovata?”.
Non abbiamo quasi bisogno di ricordare che eccessivi sensi di colpa o
eccessiva ribellione conducono alla povertà spirituale. Ma c’è voluto molto tempo
prima che ci rendessimo conto che potevamo rovinarci ancora di più a causa
dell’orgoglio spirituale. Quando noi primi AA avemmo il primo sentore di quanto
potevamo essere spiritualmente orgogliosi, coniammo questa espressione: “Non
cercare di essere troppo dannatamente buono fino a giovedì! “. Quel vecchio
ammonimento può sembrare un altro di quei comodi alibi fatti apposta per
dispensarci dal tentare di fare del nostro meglio. Tuttavia, a un’analisi più attenta,
rivela esattamente il contrario. Questo è il nostro modo AA di stare in guardia
contro la cieca superbia e le immaginarie perfezioni che non possediamo.
Adesso che non siamo più clienti abituali di bar e di bordelli, ora che portiamo
a casa la busta paga, ora che siamo così attivi in AA, e ora che le persone si
congratulano con noi per questi progressi: bene, naturalmente iniziamo a
congratularci con noi stessi. Eppure, possiamo non essere nemmeno prossimi
all’umiltà. Con le migliori intenzioni, ma comportandomi ancora male, quanto
spesso ho detto o pensato: “Io ho ragione e tu sbagli”, “Il mio metodo è giusto e il
tuo è sbagliato”, “Grazie a Dio i tuoi peccati non sono i miei”, “Tu stai
danneggiando AA e io ti fermerò con decisione”, “Io sono guidato da Dio, perciò
Egli è dalla mia parte”. E così via, all’infinito.
La cosa allarmante di questa cieca superbia è la facilità con la quale la
giustifichiamo. Ma non c’è bisogno di guardare lontano per vedere che questo
ingannevole segno di autogiustificazione è un universale distruttore dell’armonia e
dell’amore. Mette una persona contro l’altra, un paese contro l’altro. Grazie a
esso, ogni forma di follia e di violenza può essere fatta passare per giusta e
addirittura per rispettabile. Naturalmente il condannare non spetta a noi. Noi
dobbiamo solo indagare su noi stessi.
Come possiamo dunque fare per ridurre sempre di più il nostro senso di colpa,
la voglia di ribellione e la superbia?
Quando faccio l’inventano di questi difetti, mi piace dipingerne un’immagine e
raccontare a me stesso una storia. La mia immagine è quella di una autostrada
verso l’Umiltà, la mia storia è un’allegoria. Su un lato della mia autostrada vedo
una vasta palude. Il bordo dell’autostrada delimita questo pantano poco profondo,
che alla fine degrada in quel fangoso acquitrino di sensi di colpa e di ribellione nel
quale mi sono tanto spesso dibattuto. Lì c’è l’autodistruzione a attendermi, e io lo
so. Ma la campagna dall’altra parte della strada appare bella. Vedo radure invitanti
e, al di là da esse, grandi montagne. Gli innumerevoli sentieri che conducono in
questa terra così bella sembrano sicuri. Sarà facile, penso, ritrovare la strada del
ritorno.
Insieme con diversi amici decido di andarci a fare un breve giro. Scegliamo un
sentiero e felicemente ci incamminiamo. Euforico, qualcuno ben presto dice:
“Forse troveremo l’oro sulla cima di quella montagna”. Poi, con nostra
meraviglia, lo scopriamo — non pepite di fiume, ma monete coniate. Sulla parte
anteriore di ognuna di esse c’è scritto: “Questo è oro puro, a ventiquattro carati”.
Sicuramente, pensiamo, questa è la ricompensa per il nostro faticoso e paziente
cammino nell’eterna luminosità dell’autostrada.
Ben presto però cominciamo a notare 1e parole sul retro delle nostre monete, e
abbiamo degli strani presentimenti: alcune hanno delle scritte piuttosto attraenti.
Dicono: “Io sono il Potere”, “Io sono il Successo, “Io sono la Ricchezza”, “Io
sono la Giustizia”. Ma altre sembrano molto bizzarre. Per esempio: “Io sono la
Razza Superiore”, “Io sono il Benefattore”, “Io sono le Buone Cause”, “Io sono
Dio”. Tutto questo ci lascia sconcertati, nonostante ciò le intaschiamo. Ma subito
dopo arriva il vero colpo. Troviamo scritto: “Sono la Superbia”, “Sono la
Vendetta” “Sono la Discordia”, “Sono il Caos”. Poi giriamo una sola moneta—
una soltanto — su cui è inciso: “Sono il Diavolo in persona”. Alcuni di noi sono
terrorizzati e gridiamo: “Quest’oro è falso e questo è il paradiso degli stolti,
andiamocene via di qui!”
Ma molti non vollero tornare indietro con noi. Dicevano: “Rimaniamo qui e
scegliamo tra quelle dannate monete. Raccoglieremo soltanto quelle con le scritte
propizie. Per esempio quelle che dicono ‘Potere, ‘Gloria’ e ‘Giustizia’. Vi
pentirete di non essere rimasti qui”. Non sembri strano, passarono anni prima che
questa parte della nostra compagnia ritornasse all’Autostrada.
Essi ci raccontarono la storia di coloro che avevano giurato di non tornare mai.
Avevano detto: “Queste monete sono di oro vero, e non veniteci a dire il contrario.
Vogliamo raccogliere tutte quelle che possiamo. Certamente, quelle con quegli
stupidi motti non ci piacciono. Ma qui è pieno di legna da ardere. Non faremo
altro che fondere tutta questa roba in solidi lingotti d’oro”. Inoltre gli ultimi
arrivati aggiunsero: “È così che l’oro della Superbia ha richiamato i nostri fratelli.
Erano già intenti a litigare per i loro lingotti quando ce ne andammo. Alcuni erano
feriti, altri erano in punto di morte. Avevano cominciato a distruggersi l’un
l’altro”.
Questa rappresentazione simbolica mi dimostra visivamente che posso
conseguire “l’umiltà per oggi”, solo se sono in grado di evitare il pantano dei sensi
di colpa e della ribellione, e quella terra bella ma ingannevole disseminata delle
monete della Superbia. È così che posso trovare la Strada diretta all’Umiltà, che
passa tra loro, e rimanervi. Perciò è sempre indispensabile un costante inventario
morale che possa rivelarmi quando sono fuori strada.
Naturalmente, i nostri primi tentativi di inventari del genere tendono a dimostrarsi
molto poco realistici. Un tempo ero un campione nell’autovalutazione non
realistica. Volevo vedere soltanto quella parte della mia vita che mi pareva buona.
Poi esageravo molto qualsiasi virtù che credevo di aver raggiunto. Successivamente
mi congratulavo con me stesso per il bel lavoro che stavo facendo. Perciò
l’autoinganno inconsapevole non mancò mai di trasformare le mie poche buone
qualità in seri svantaggi. Questo straordinario processo era sempre piacevole.
Naturalmente tutto ciò generava una terribile bramosia per ulteriori “bei risultati”,
e per altra approvazione. Stavo ricadendo proprio nello stesso meccanismo dei
giorni in cui bevevo. C’erano gli stessi vecchi obiettivi: potere, fama e successo.
Per di più avevo il miglior alibi conosciuto: quello spirituale. Il fatto che avessi
davvero un obiettivo spirituale faceva sembrare sempre perfettamente giuste
queste pure assurdità. Non riuscivo a distinguere una moneta buona da una
cattiva; costruivo lingotti d’oro della peggiore spiritualità possibile. Rimpiangerò
per sempre il male che ho fatto alle persone che mi stavano attorno. Anzi, ancora
tremo quando mi rendo conto di quello che avrei potuto fare ad AA e al suo
futuro.
Allora non mi preoccupavo molto di tutti i campi della vita in cui non ero
ancora coinvolto. C’era sempre l’alibi: “Dopo tutto”, dicevo a me stesso, “sono
troppo impegnato con problemi molto più importanti”. Quella era la mia ricetta
quasi perfetta per il benessere e l’autocompiacimento.
Talvolta però bastava semplicemente che prestassi attenzione a certe situazioni
per vedere che mi comportavo molto male. Immediatamente nasceva in me una
irritante ribellione. Poi, la ricerca di giustificazioni diventava ossessiva. “Questi”,
esclamavo sono veramente errori umani . Quando questa comoda scusa alla fine
non reggeva, pensavo: “Bene, se solo queste persone mi avessero trattato com’è
giusto, non avrei dovuto comportarmi nel modo in cui mi comporto”. Il pensiero
successivo, nell’ordine, era questo:
“Dio sa bene che ho delle terribili compulsioni. Questa non ce la faccio proprio a
superarla. Perciò Lui dovrà liberarmene”. Alla fine arrivava il momento in cui
gridavo: “Questo, sicuramente non lo farò; non ci proverò neanche”.
Naturalmente i miei conflitti continuavano ad aumentare, perché ero
semplicemente pieno di giustificazioni e di dinieghi.
Quando alla fine queste tensioni mi avevano sfinito a sufficienza, avevo ancora
un’altra scappatoia. Cominciavo a sguazzare nella palude dei sensi di colpa. Qui
l’orgoglio e il senso di ribellione aprivano la strada alla depressione. Per quanto le
variazioni fossero diverse, il tema principale era sempre lo stesso: “Come sono
orribile”. Esattamente come avevo esagerato i miei modesti risultati a causa della
superbia, adesso esageravo i miei difetti grazie ai miei sensi di colpa. Me ne
andavo in giro confessando tutto (e molto di più!) a chiunque mi stesse a sentire.
Credeteci o no, ritenevo questa una grande dimostrazione di umiltà da parte mia, e
la consideravo il solo pregio e consolazione rimastami!
Durante quegli attacchi di sensi di colpa non provavo mai un onesto rimpianto
per il male che avevo fatto, né tanto meno avevo qualche seria intenzione di fare
ammenda. L’idea di chiedere il perdono di Dio, per non parlare di qualsiasi tipo di
indulgenza verso me stesso, non mi sfiorò mai. Naturalmente, i miei ostacoli
veramente grandi — l’orgoglio spirituale e l’arroganza — non erano affatto presi in
considerazione. Avevo spento la luce che mi avrebbe permesso di vederli.
Oggi penso di poter tracciare un chiaro legame tra i miei sensi di colpa e la mia
superbia. Entrambi erano modi per ottenere attenzione. In preda alla superbia
potevo dire: “Guardatemi, sono splendido”. In preda al senso di colpa potevo
lamentarmi: “Sono orribile”. Quindi il senso di colpa è realmente l’altra faccia
della moneta della superbia; la colpa mira all’autodistruzione e la superbia mira
alla distruzione degli altri.
Questo è il motivo per cui vedo l’umiltà per oggi come la più sicura e prudente
via di mezzo tra questi violenti estremi emotivi. È un posto tranquillo da dove
posso godere di una prospettiva e un equilibrio sufficienti per compiere il
successivo, piccolo passo in avanti, sulla strada chiaramente indicata che
conduce ai valori eterni.
Molti di noi hanno sperimentato vortici emotivi molto più grandi del mio. Altri
ne hanno avuto esperienza in misura minore. Ma tutti noi li abbiamo, di tanto in
tanto. Tuttavia, credo che non dobbiamo rammaricarci per questi conflitti.
Sembrano essere una componente necessaria della crescita, emotiva e spirituale.
Sono il materiale grezzo da cui deve essere tratto molto del nostro progresso.
Qualcuno domanda se AA non sia altro che una fossa rigurgitante di dolore e di
conflitti? La risposta è “Certamente no”. In gran misura noi AA abbiamo davvero
trovato la pace. Per quanto in maniera esitante, siamo riusciti a raggiungere
un’umiltà sempre maggiore, i cui dividendi sono stati la serenità e una legittima
gioia. Non deviamo più tanto o così a lungo come un tempo.
All’inizio di questa meditazione fummo indotti a pensare che gli ideali assoluti
fossero molto al di là della nostra portata, o persino della nostra comprensione;
che saremmo tristemente privi di umiltà se davvero pensassimo di poter
raggiungere qualcosa come la perfezione assoluta nel breve arco della nostra
esistenza terrena. Una presunzione del genere costituirebbe certamente il culmine
della superbia spirituale.
Ragionando in questo modo, molta gente non si illuderà di raggiungere valori
spirituali assoluti. Si dice che i perfezionisti o sono pieni di orgoglio perché
immaginano di aver raggiunto qualche meta impossibile, oppure sono sommersi
da sentimenti di auto-condanna perché non lo hanno fatto.
Tuttavia, ritengo che non dovremmo essere di questa opinione. Non è colpa dei
grandi ideali se a volte vengono usati male e così diventano banali pretesti per i
sensi di colpa, la ribellione e la superbia. Al contrario, non possiamo crescere
molto a meno che non cerchiamo costantemente di considerare quali siano i valori
eterni dello spirito. Come dice l’Undicesimo Passo del programma di recupero di
AA, noi “Abbiamo cercato, attraverso la preghiera e la meditazione, di migliorare
il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirLo, pregando
solo di farci conoscere la sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di
eseguirla”. Questo vuol sicuramente dire che dovremmo guardare la perfezione di
Dio come la nostra guida, piuttosto che come una meta da raggiungere in un
qualche limitato periodo di tempo.
Sono sicuro, per esempio, che dovrei trovare la migliore definizione di umiltà
che mi sia possibile immaginare. Questa definizione non deve essere
assolutamente perfetta, mi viene soltanto chiesto di provare. Supponiamo che io
ne scelga una così: “L’umiltà perfetta dovrebbe essere uno stato di completa
libertà da me stes
so, libertà da tutte le pretese che i miei difetti di carattere adesso mi fanno gravare
così pesantemente addosso. La perfetta umiltà dovrebbe essere una totale volontà,
in ogni tempo e luogo, di trovare e fare la volontà di Dio”.
Quando medito su una visione del genere, non devo rimanerne scoraggiato
perché non la raggiungerò mai, né devo gonfiarmi della presunzione che uno di
questi giorni tutte quelle virtù saranno mie.
Devo soltanto soffermarmi sull’immagine in sé, lasciando che cresca e riempia
sempre più il mio cuore. Fatto questo, posso confrontarla con l’ultimo inventano
personale che ho fatto. Poi mi farò un’idea esatta e sana di dove effettivamente mi
trovi lungo l’Autostrada che conduce all’Umiltà. Mi rendo conto che il mio
viaggio verso Dio è appena iniziato. Quando torno alla mia giusta misura e
statura, l’ansia per me stesso e la mia importanza mi fanno sorridere. Poi cresce la
fiducia che io trovi un posto su questa Autostrada; che io possa percorrerla con
pace e fiducia sempre più intense. Una volta di più so che Dio è buono; che non
devo temere alcun male. Questo è un grande dono, è la consapevolezza di avere
un destino.
Mentre continuo a contemplare la perfezione di Dio scopro ancora un’altra
gioia. Da bambino, quando ascoltai la mia prima sinfonia venni elevato alla sua
indescrivibile armonia, anche se sapevo poco della sua origine e provenienza.
Così oggi, quando ascolto la musica delle sfere celesti, riesco di quando in quando
a sentire quelle divine corde che mi dicono che il grande compositore mi ama, e
che io lo amo.