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News di Alcologia

Una soluzione esiste

Una soluzione esiste

Capitolo 2

UNA SOLUZIONE ESISTE

 

 

Noi, di Alcolisti Anonimi, conosciamo moltissime persone d’ambo i sessi che si trovano, ad un certo momento della loro esisten­za, così disperati come si trovò Bili. Si sono salvate quasi tutte. Hanno infatti trovato una soluzione al problema dell’alcol.

Siamo dei comunissimi cittadini. Tutti i livelli sociali del nostro paese e la maggiore parte dei mestieri e delle professioni sono rappre­sentate nella nostra associazione, così pure tutti i gruppi politici, eco­nomici, sociali e religiosi. Gente che di solito non si mischia. Ma in mezzo a noi esiste una fratellanza, un’accettazione ed una benevolenza così meravigliose che non si possono descrivere. Rassomigliamo ai passeggeri di un grande piroscafo, che si sono salvati dopo un naufra­gio, quando il cameratismo, la gioia e la familiarità riempiono la nave stessa, dalla coperta fin su nella cabina del capitano. Però, al contrario di quello che succede per i passeggeri di una nave, la gioia di essere salvi non svanisce quando ognuno di noi riprende la propria strada. La consapevolezza di avere condiviso un pericolo comune a tutti noi, è uno degli elementi del potente cemento che ci tiene uniti. Ma questo legame non sarebbe sufficiente, da solo, a tenerci uniti come lo siamo ora.

Il fatto principale per ciascuno di noi è quello di avere trovato una soluzione comune. Abbiamo acquisito un modo di cavarcela sul quale siamo tutti perfettamente d’accordo e grazie al quale siamo in grado di vivere fraternamente insieme e in armonia. È questo il grande messaggio che questo libro trasmette a coloro che soffrono di alcoli­smo.

Una malattia come l’alcolismo, e noi siamo convinti che si tratti di una malattia, lascia i suoi segni su ciò che ci circonda in modo più profondo di ogni altra malattia. Se uno è malato di cancro, tutti prova­no pena per lui, e nessuno va in collera o si sente offeso, come invece avviene se uno, è affetto dall’alcolismo. Questa malattia reca con sé la scomparsa di tutto ciò che ha valore nella vita. Colpisce tutti coloro che vivono intorno al malato. È causa anche di malintesi, di risenti­menti feroci, d’insicurezza economica, di disgusto da parte di amici e superiori. Le vite innocenti dei figli, delle mogli e dei genitori sono tri­stemente travolte in qualche modo da questa malattia. E la lista delle disgrazie potrebbe continuare all’infinito.

Noi vogliamo sperare che questo libro sarà un mezzo d’infor­mazione e di consolazione per coloro che soffrono di questa malattia; essi sono numerosi.

Psichiatri di chiara fama hanno avuto occasione di avere come pazienti alcuni di noi e si sono resi conto che è difficile, talvolta, con­vincere un alcolista a parlare apertamente della sua situazione. Per quan­to strano sia, è ancora più difficile che le nostre mogli, genitori e amici intimi riescano ad aprire questo discorso con noi.

Ma il vecchio bevitore che ha trovato questa soluzione al suo problema, che è riuscito a conoscere perfettamente tutto ciò che lo riguarda, può generalmente diventare il confidente di un altro alcolista in poche ore. Non c’è nulla da fare finché il malato non abbia acquistato questa fiducia nell’alcolista che gli parla.

Esiste un complesso di situazioni che noi abbiamo trovato molto efficace: l’alcolista già recuperato ha provato le stesse difficoltà, co­nosce con chiarezza ciò di cui parla, con il suo comportamento fa ca­pire al nuovo arrivato, al malato, che egli conosce la vera risposta e che non ha alcuna pretesa di ritenersi superiore all’altro, ma dimostra di volerlo aiutare; chi arriva non deve pagare nulla, trova che non abbiamo alcun interesse personale da difendere, nessuno da favorire e che non facciamo alcun rimprovero. Questi i motivi per cui molti si alzano dal loro letto e ricominciano a camminare.

Nessuno di noi si dedica esclusivamente a questo servizio: se lo facessimo, crediamo che non sarebbe più efficace. L’eliminazione dell’alcol non è che l’inizio. Ci resta da fare una cosa più importan­te: applicare questi principi nelle nostre famiglie, nell’ambiente di lavo­ro, nei nostri affari. Tutti noi offriamo una grande parte del nostro tem­po libero a quel tipo di “servizio” di cui ora parleremo. Qualche fortu­nato riesce a dare tutto il tempo a disposizione.

Se continueremo su questa strada, indubbiamente ne verrà fuori un gran bene, ma avremo toccato il problema solo in superficie. Chi come noi abita nelle grandi città, non può fare a meno di pensare che centinaia di persone, accanto a noi, diventano preda dell’alcol ogni giorno. Una buona percentuale si risolleverebbe da quello stato, se avesse la nostra stessa fortuna. Allora, come fare conoscere ciò che è stato liberamente donato a noi? Queste riflessioni ci hanno indotti a pubblicare un libro, senza nome d’autore, per esporre il problema così come lo vediamo. Esporremo il bagaglio delle nostre esperienze e tut­to ciò che sappiamo. Questo libro dovrà suggerire un programma utile per ogni individuo colpito da questo problema: l’alcol.

Necessariamente in esso dovremo affrontare gli aspetti medici, psichiatrici, sociali e religiosi della questione: a questo riguardo esisto­no punti controversi. Faremo del nostro meglio per raggiungere que­sto scopo. Siamo tutti d’accordo che un’autentica tolleranza verso i punti di vista altrui e un profondo rispetto per l’opinione degli altri costituiscono un atteggiamento di fondo che ci renderà più utili a tutti. La nostra stessa vita, la vita di un vecchio alcolizzato, dipende dal nostro desiderio costante di aiutare gli altri e di trovare dei mezzi adatti per rispondere alle loro necessità.

Forse vi domanderete in quale modo siamo diventati tutti malati a causa dell’alcol. Forse siete anche curiosi di sapere perché e come siamo usciti - contro l’opinione degli esperti - da una situazione mentale e fisica senza speranza. Se tu sei un alcolista, che vuole liberarsi dallo stato in cui si trova, forse stai già chiedendoti: “Cosa devo fare?”.

Questo libro ha lo scopo di rispondere proprio a queste precise domande. Vi racconteremo ciò che noi abbiamo fatto. Prima di entra­re nei dettagli, ci sembra utile esporre succintamente alcuni punti come noi li vediamo.

Quante volte delle persone ci hanno detto: “Quanto all’alcol pos­so berlo o farne a meno. Perché anche tu non fai la stessa cosa?”. “Perché non bevi come si addice ad una persona civile? Se non ti rie­sce, perché non smetti di bere?”. “Quel tipo non regge ciò che beve”. “Perché non provi a bere la birra o il vino?”. “State attenti alle sostanze troppo alcoliche!”. “Quello non deve avere volontà, se volesse po­trebbe astenersi dal bere”. “Ha una moglie così dolce, dovrebbe smet­tere di bere per amore di lei”. “Il medico gli ha detto che se beve ancora, morirà. Ma eccolo, ancora brillo”.

Sono questi i commenti più comuni che si fanno sui bevitori. Alla loro base troviamo tutto un mondo d’ignoranza e d’incomprensione. È chiaro che simili espressioni provengono da persone che hanno delle reazioni completamente diverse dalle nostre.

Chi non beve eccessivamente non trova alcuna difficoltà a non bere più, se trova una buona ragione che ve lo costringa. Può bere o cessare di bere, a volontà.

Poi c’è un certo tipo di bevitore accanito. Questa sua abitudine può indebolirlo poco a poco, sia nel fisico che nel morale. Può anche morirne prematuramente. Se una ragione sufficientemente forte si pre­senta: la cattiva salute, l’amore, il cambiamento di domicilio o il consi­glio del medico, questo individuo può smettere di bere oppure diminu­ire la quantità che di solito consuma, sebbene possa trovare la cosa difficile o penosa; potrebbe anche avere bisogno di cure mediche.

Ma cosa dire del vero alcolista? Egli può cominciare come bevi­tore moderato; può diventare un bevitore accanito oppure no, ma una cosa è sicura: a un certo punto della sua “carriera” di bevitore comin­cia a perdere la padronanza del consumo dell’alcol, dopo avere preso

il primo bicchiere.

Ecco il tipo che vi ha sorpresi e resi perplessi, soprattutto per la sua mancanza di autocontrollo. Quando beve, fa delle cose assurde, incredibili, tragiche. Ha una doppia personalità come il Dr. Jekill e Mr. Hyde; un uomo perfetto, quando beve un vero diavolo. Raramente lo si trova leggermente sbronzo, è sempre ubriaco fradicio. A forza di bere il suo carattere naturale si modifica. Può essere l’uomo più ama­bile del mondo, ma lasciatelo bere per un giorno e diventa antisociale, ripugnante e pericoloso. Possiede anche il dono di ubriacarsi al mo­mento più inopportuno, specialmente quando è necessario prendere una decisione importante o mantenere una promessa. Spesso è un uomo pieno di equilibrio e di buon senso in ogni campo, ma in quello dell’al­col è incredibilmente disonesto ed egoista. Possiede una competenza, un’abilità, delle doti anche eccezionali e ha davanti a sé una carriera promettente; si sforza di preparare un avvenire brillante per sé e la sua famiglia, poi getta tutto all’aria con una serie d’insensate sbornie. È il tipo che va a letto talmente ubriaco che dovrebbe dormire ventiquat­trore di filato e che tuttavia, la mattina dopo di buon’ora, cerca di­speratamente la bottiglia che ha nascosto la sera precedente. Se ne ha i mezzi, sarà capace di nascondere l’alcol dappertutto, nei luoghi più impensati della casa, per essere sicuro che nessuno gli toglierà la sua provvista per gettarla nell’acquaio. Quando il suo stato s’aggrava, co­mincia ad ingerire una combinazione di potenti sedativi e di alcol per calmare i suoi nervi ed essere in grado di lavorare. Poi arriva il giorno in cui non riesce più ad andare avanti così e si ubriaca clamorosamen­te. Può darsi che vada dal medico, perché gli somministri della morfina o dei tranquillanti capaci di rimetterlo lentamente in forze. Infine lo vedremo entrare in ospedale o in sanatorio.

Certamente questo non è il ritratto perfetto dell’alcolista tipo, perché i nostri modi di comportarci variano, ma la descrizione che abbiamo fatto dovrebbe farcelo identificare.

Perché un uomo si comporta così? Dal momento che centinaia di volte ha sperimentato che un bicchiere vuole dire un altro crollo con

tutte le sofferenze e le umiliazioni che l’accompagnano, perché si ri­mette a bere? Cos’ha fatto del buon senso e della sua volontà che in circostanze diverse dimostra di possedere ancora?

Forse non ci sarà mai una risposta completa a queste domande. Le opinioni variano in modo considerevole quando ci si domanda per­ché l’alcolista non reagisca come le persone normali. Noi non sappia­mo certamente perché, ma sappiamo che quando l’alcolizzato è arri­vato ad un certo punto, si può fare poco per lui.

Non siamo capaci di risolvere questo enigma.

Noi sappiamo che se l’alcolista non si mette a bere, come può fare per mesi ed anni, le sue reazioni sono simili a quelle degli altri uomini. Sappiamo ugualmente che se beve dell’alcol, non importa sot­to quale forma, si produce nel suo corpo e nel suo spirito qualcosa che gli impedisce di fermarsi. L’esperienza che ogni alcolista può raccon­tare, conferma ampiamente questo fatto. Queste osservazioni sareb­bero accademiche e vane se l’interessato non prendesse il primo bic­chiere che mette in moto la terribile macchina. Infatti il problema prin­cipale dell’alcolista risiede nella sua mente piuttosto che nel suo cor­po. Se gli domandate perché ha preso la sua ultima sbronza, vi pre­senterà cento motivi dell’uno e dell’altro tipo. Può accadere che qualcuna delle scuse appaia accettabile, ma in realtà nessuna di queste è plausibile di fronte alla rovina che una sbronza porta con sé. Possia­mo paragonarle alla teoria di chi, soffrendo di un mal di testa, si voles­se uccidere con un colpo di martello per non sentire più male. Se voi tentate di sottolineare a un alcolizzato la falsità di un tale ragionamen­to, ci scherzerà sopra oppure si arrabbierà e si rifiuterà di parlare.

Di tanto in tanto può dire anche la verità. La verità, strano a dirsi, è che egli non sa, tanto quanto voi e me, perché si sia messo a bere. Certi bevitori presentano delle giustificazioni di cui qualche volta sono soddisfatti. Ma nel fondo del loro cuore non sanno veramente perché lo facciano.

Quando la malattia ha fatto presa su di loro, allora veramente ingannano se stessi. Resta loro l’idea fissa che un giorno guariranno.

Ma qualche volta hanno il sospetto di essere definitivamente vinti.

Pochi sanno come tutto ciò sia vero. I familiari dell’alcolista e i suoi amici percepiscono vagamente che egli beve in maniera anormale, ma tutti sperano ed aspettano il giorno in cui l’alcolista si scuoterà dal suo letargo e sarà restituito finalmente alla sua volontà.

La verità tragica consiste nel fatto che se la persona è veramente un alcolista, questo felice giorno non arriverà. Egli ha perso, infatti, il controllo della sua situazione. Arrivato a un certo punto, l’alcolista cade in uno stato in cui anche il desiderio più potente di smettere di bere diventa vano. Questa terribile situazione esiste già nella maggior parte dei casi, molto tempo prima che sia scoperta.

Il   motivo è che hanno perso ogni libertà per ciò che riguar­da l’alcol. Ciò che noi chiamiamo forza di volontà diviene prati­camente inesistente. Siamo in capaci, in alcune circostanze, di ri­cordare a noi stessi con forza sufficiente le nostre pene e le umilia­zioni del mese passato o anche della settimana appena trascorsa. Siamo senza difesa davanti al primo bicchiere.

Le conseguenze quasi certe che seguono, dopo aver bevuto an­che un solo bicchiere di birra, non ci impediscono di bere. Anche se ci capita un breve momento di ripensamento, questo è vago e viene rapi­damente sostituito dall’antica speranza che questa volta ci comporte­remo come la gente normale. C’è in noi l’assenza completa di quell’istinto di difesa, che impedisce a una persona di mettere la mano su un ferro che scotta.

L’alcolista talvolta dice a se stesso nel modo più semplice: “Per l’amore di Dio, ma come ho fatto a riprendere a bere?”. Abbiamo poi subito pensato: “Dopo tutto, cosa cambia, se continuerò a bere?”.

Quando questo modo di pensare si è impadronito di chi ha ten­denze all’alcolismo, si è probabilmente già tagliato fuori dalla possibi­lità di ricevere aiuto dai suoi amici, per cui, a meno che non venga ricoverato, è votato a morte sicura, o diventerà pazzo. Legioni di al­colisti, da quando esiste il mondo, hanno confermato la verità di questi fatti atroci. Verifiche di questa verità ce ne sarebbero a migliaia, se non ci fosse stata tra noi la grazia di Dio. Moltissimi vogliono fermar­si ma non ci riescono, non possono.

Una soluzione esiste. A quasi nessuno di noi è piaciuta la revi­sione di vita, l’umiliazione del proprio orgoglio e la confessione dei nostri difetti, metodi questi che il processo di recupero richiede per avere probabilità di un buon esito. Ma noi abbiamo costatato il suc­cesso di questo procedimento in altre persone e ci siamo resi conto di quanto vana e piena di disperazione fosse la vita che conducevamo. Quando coloro che avevano risolto il loro problema ci hanno parlato, non ci è restato altro che accettare quei metodi elementari che ci veni­vano offerti. Abbiamo provato una grande gioia e ci siamo trovati a vivere un’esistenza che non avevamo neppure sognato, proiettati in una quarta dimensione.

Il fatto importante consiste semplicemente in questo: abbiamo avuto e conosciuto un’esperienza spirituale* profonda ed efficace che ha rivoluzionato il nostro atteggiamento verso la vita, il nostro prossi­mo e tutto ciò che riguarda Dio. Ciò che occupa il centro della nostra vita di oggi è la certezza assoluta che il nostro Creatore è entrato nei nostri cuori e nelle nostre vite in un modo che ha del miracoloso. Egli sta già portando a termine ciò che noi non eravamo riusciti a fare da noi stessi.

Noi eravamo arrivati in un mondo da cui non si torna indietro con i mezzi umani; non avevamo che una scelta da fare: o continuare fino alla fine cercando di dimenticare, come meglio potevamo, la no­stra intollerabile situazione, oppure accettare l’aiuto spirituale che ci veniva offerto. Abbiamo scelto quest’ultimo perché lo volevamo sin­ceramente ed eravamo pronti a fare lo sforzo richiesto.

Un uomo d’affari americano aveva una bella intelligenza, un for­te senso pratico e un carattere d’oro. Per anni e anni era passato da un sanatorio all’altro. Aveva consultato i migliori psichiatri americani. Poi era andato in Europa e si era affidato alle cure di un celebre me­dico (Dr. Jung, (il famoso psichiatra) che si prodigò tutto per lui. Benché fosse scettico a causa dell’esperienza passata, terminò la cura con un’eccezionale fiducia di guarire. Il suo stato mentale e scienza così profonda del suo metodo spirituale e delle sue capaci­tà di ripresa, che una ricaduta gli pareva impossibile.

Tuttavia, qualche tempo dopo, si ritrovò ubriaco. La cosa più sconcertante era che non poteva darsi alcuna spiegazione sod­disfacente a giudicare quella ricaduta.

Ritornò da quel medico che ammirava, gli chiese a brucia­pelo perché non riuscisse a guarire. Voleva soprattutto ritrovare il controllo di se stesso. Nelle altre circostanze della vita sembrava completamente normale, razionale e pieno d’equilibrio. Tuttavia non riusciva a smetterla con l’alcol. Perché?

Supplicò il dottore di dirgli tutta la verità e la conobbe. Secondo il parere del dottore, il suo caso era disperato; non avrebbe potuto mai riprendere un posto nella società, come prima, e se voleva vivere a lungo, avrebbe dovuto rinchiudersi in qualche parte o procurarsi una guardia del corpo. Questa era l’opinione del grande medico.

Ma quest’uomo vive ancora ed è un uomo libero. Non ha biso­gno della guardia del corpo e non si trova per niente rinchiuso. Può andare dove vuole e lo può da uomo libero, senza che gli accada alcun incidente, purché mantenga un atteggiamento semplicissimo.

Alcuni lettori che sono alcolisti pensano forse che anche loro possono riuscirci senza un aiuto spirituale. Permetteteci allora di rac­contare il resto della conversazione che il nostro amico ebbe con il suo medico.

Il medico gli disse: “Il vostro modo di ragionare è tipico di un alcolista cronico. Tra quelli ridotti nello stato in cui siete, non ne ho mai visto guarire uno”. Per il nostro amico fu come se le porte dell’inferno si fossero chiuse alle sue spalle inesorabilmente. Disse al suo medico:

“Ma non c’è nessuna eccezione?”.

“Sì - rispose il medico - ci sono state delle eccezioni in casi simili al suo, anche nel passato lontano. Di tanto in tanto degli alcolisti hanno avuto un’esperienza spirituale profondamente vitale. Con­sidero questi fatti come dei semplici fenomeni. Secondo me appartengono a una specie di formidabili esperienze emotive. Le idee, le emozioni, gli atteggiamenti che fino a quel momento guidava­no la vita di quelle persone, sono stati rifiutati all’improvviso e un mondo completamente nuovo di idee e di propositi si è costituito. Effettivamente ho cercato di produrre un tale cambiamento anche in lei. I metodi da me usati sono stati utili per molti individui, ma non ho mai avuto successo con un alcolista del suo calibro”.

Quando ebbe ascoltato ciò, il mio amico si consolò perché si disse di essere stato, dopo tutto, abbastanza praticante della sua reli­gione. Questa speranza scomparve quando il medico gli disse che le sue convinzioni religiose, per quanto fossero ottima cosa, non costitu­ivano, nel suo caso, l’esperienza spirituale e vitale richiesta.

Ecco il terribile dilemma in cui si trovava il nostro amico quando fece la straordinaria esperienza che, come vi abbiamo già detto, fece di lui un uomo libero.

Anche noi, abbiamo cercato di riacquistare la libertà allo stesso modo, con la forza disperata di chi sta per annegare. Ciò che agli inizi sembrava una piccola canna cui aggrapparsi si rivelò come la mano potente e misericordiosa di Dio. Ci è stata data una nuova vita o, se preferite, “un modo di vivere” che si conferma sempre più efficace.

Il celebre psicologo americano William James, nel suo libro “Va­rietà dell’esperienza religiosa” indica una moltitudine di vie per le quali gli uomini hanno scoperto Dio. Da parte nostra non c’è alcun deside ……….. ­to e compreso ha un significato, sicuramente è che noi siamo tutti figli di un Dio vivente, qualunque sia la nostra razza, il nostro credo o il nostro colore, e che noi possiamo entrare in rapporto con Lui in modo semplice e ragionevole, sempre che vogliamo tentare onestamente di farlo. Quelli che appartengono a una reli­gione non troveranno nulla che entri in conflitto con i suoi riti e la sua dottrina. In questo campo, tra noi, non esiste disaccordo.

Pensiamo non spetti a noi sapere a quali religioni appartengano i nostri membri singolarmente presi. Questa dovrebbe essere una que­stione puramente personale di ogni singolo individuo, il quale prenderà delle decisioni in merito, considerando bene la religione cui appartiene e le nuove scelte che intende fare. Non tutti apparteniamo a delle fedi religiose, ma la maggior parte di noi ritiene opportuno appartenere a una fede religiosa.

Nel capitolo seguente tratteremo dell’alcolismo così come lo ve­diamo noi, poi seguirà un capitolo che si rivolge agli agnostici.

Molte di quelle persone che una volta si consideravano agnostiche fanno ora parte del nostro movimento. Sembra piuttosto sorprendente, ma scopriamo come simili convinzioni non siano un grosso ostacolo a un’esperienza spirituale.

Più avanti daremo delle informazioni precise sulla maniera in cui ci siamo ristabiliti. Il tutto sarà seguito da racconti di esperienze vissu­te.

Ogni individuo in queste confessioni descrive, con parole sue e secondo il proprio punto di vista, il metodo con il quale ha ripreso contatto con Dio. Questi racconti offrono un quadro generale sulla vita dei nostri membri e su quanto è accaduto loro.

Speriamo che nessuno trovi di cattivo gusto queste confessioni. È nostro vivo desiderio che molti alcolisti, uomini e donne, leggano queste pagine; siamo fermamente convinti che, solo rivelando noi stes­si con i nostri problemi, gli renderemo più facile dire: “Sì, io sono uno di loro; è necessario che ottenga anch’io ciò che essi già hanno”.