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A 16 anni bevo per dimenticare...

A 16 anni bevo per dimenticare...

«A 16 anni bevo per dimenticare»

Secondo i dati di Telefono Azzurro, 50,6 adolescenti su 100 ammettono di bere alcolici e sono 13 su 100 quelli che fanno uso di droghe. Le storie di Alessio, 16 anni, e Arianna, 15, che hanno chiesto aiuto per vincere le loro dipendenze

Bevono o si drogano perché hanno voglia di sperimentare e di sentirsi grandi. Ma, a volte, anche perché pensano di trovare un aiuto per superare violenze fisiche o sessuali o per sopportare famiglie disgregate. 50,6 adolescenti su 100, fra quelli intervistati da Telefono Azzurro, ammettono di bere alcolici: il 31% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni, il 66,3% fra i 15 e i 19.

La metà degli adolescenti dice di essersi ubriacato almeno una volta. Il 33% almeno una volta nell’ultimo mese, il 16% tre o più volte nell’ultimo mese. E sono 13 su 100 quelli che fanno uso di droghe. «Uno dei problemi per cui arrivano più richieste di aiuto al Telefono Azzurro – spiegano dall’associazione - riguarda proprio l’abuso di sostanze: sono state oltre 310 le richieste in due anni».

Una di queste è quella di Alessio, 16 anni, che quest’estate ha chiamato Telefono Azzurro: «Non ce la faccio più». L’operatrice gli ha chiesto di parlare liberamente, e lui ha raccontato di aver perso il padre per overdose qualche anno fa e di avere un rapporto che già «non era un granché» e che, dalla morte del papà, è peggiorato.

Alessio non sopporta più i continui insulti dei familiari: «Credono che io sia drogato, anche se non lo sono». Però poi racconta di fumare tutti i giorni erba, per «dimenticare» la situazione familiare. Fumare lo fa sentire tranquillo e gli permette di non pensare, «di stare un po’ in anestesia».

Con gli amici sta bene, ma nessuno sa cosa succede in casa. Alessio vuole un aiuto per andarsene. L’operatrice di Telefono Azzurro lo ascolta e cerca di deresponsabilizzarlo sulle tensioni familiari. Dopo aver riflettuto insieme su come si sentono la mamma e i fratelli, cercano insieme possibili soluzioni che non siano «smettere di parlare con tutti», come vorrebbe fare Alessio.

Poi l’operatrice gli chiede che cosa lo «spinga» a fumare e parla di quali conseguenze potrebbe avere: lui è molto lucido e sa quali sono i bisogni suoi e dei famigliari. E anche se insiste per un po’ spiegando di volersene andare di casa, alla fine della telefonata accetta di «provare altre strade».

Richiama qualche giorno dopo: dice di aver parlato con la mamma e di avere deciso insieme di iniziare un percorso nel consultorio familiare di zona, come le ha proposto dall’operatrice di Telefono Azzurro. Sta molto meglio, e se fumare gli serve ancora, sente meno quell’esigenza. Sa che troverà strategie diverse insieme ai professionisti per imparare a calmarsi, e guarda al futuro in modo positivo: sente che la famiglia sarà ricostruita. Ed è anche grazie a lui, che ha saputo chiedere aiuto.


Arianna, 15 anni, ha chiamato il Telefono Azzurro perché ne ha abbastanza delle tensioni in casa: i genitori continuano il «tira e molla» da 10 anni, minacciano di separarsi ma non si decidono a farlo. Il papà si sposta spesso in un’altra casa e a volte Arianna sta con lui, ma è esausta di questa situazione.

La mamma la minaccia, anche con i coltelli, le tira i capelli e la picchia spesso, la «incolpa» per essere nata. Il papà non la calcola molto, ma quando lo fa, di solito è per picchiarla. Arianna si sente il «parafulmine» delle tensioni di casa.

Con l’operatrice ha riflettuto sulle motivazioni che possono spingere i genitori a comportarsi così, e pensa che, forse, potrebbero essere preoccupati perché sanno che lei usa alcol ed hashish. Ha sempre fatto fatica a stringere amicizia e, nel gruppo che ha trovato, tutti bevono e fumano.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.vanityfair.it/news/storie/16/10/16/alcol-droga-bambini-minori-telefono-azzurro-storie

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)