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Troppi Selfie sui social? Il disturbo è reale e si chiama Selfitis

Troppi Selfie sui social? Il disturbo è reale e si chiama Selfitis
 

Nel 2014 circolò una storia su una presunta ricerca della American Psychiatric Association (APA) in cui si era coniato il termine "Selfitis" per indicare un disturbo mentale ossessivo per cui le persone scattano e condividono foto di se stessi su social network. Era tutta una bufala, un modo per acchiappare click senza reali fondamenti, anche se il problema esiste ed è più attuale che mai.

A tre anni di distanza è stato pubblicato uno studio reale sul tema condotto dalle Nottingham Trent University e Thiagarajar School of Management, è tornato in voga il termine "selfitis" e aperta una reale discussione sugli autoscatti compulsivi. Gli esperti pare abbiano individuato sei categorie di fattori e realizzato una scala che misura quanto grave sia il "comportamento da Selfitis" (da 1 a 5).

Il profilo di questo disordine è compatibile con chi necessita di postare autoscatti per incrementare la stima in se stessi, la sicurezza, il bisogno di attenzioni, la competizione sociale, un modo per creare ricordi e migliorare lo stato d'animo.

Ecco le sei categorie e le conseguenti spiegazioni punto per punto

Lo studio è stato condotto su 225 studenti di due università indiane, giovani con età media di 20.93 anni suddivisi in tre categorie: quelli al limite, quelli 'gravi' e i cronici. Settantadue sono invece rimasti fuori perchè il loro profilo non coincide con chi è affetto da selfitis. Da sottolineare la scelta dell'India, paese che vanta il triste record mondiale di decessi causati da selfie estremi: ben 76 nel 2016 a fronte di 127 casi documentati in tutto il mondo.

Solitamente coloro che hanno questo disordine soffrono di una mancanza di sicurezza in se stessi, cercano in questo modo di colmare la distanza con quelli che gli stanno intorno, e possono mostrare sintomi simili ad altri comportamenti che rivelano dipendenza - ha spiegato il Dr. Janarthanan Balakrishnan

E continua:

Adesso che l'esistenza di una tale condizione pare esser confermata, si spera in ulteriori ricerche che possano aiutarci a capire di più sul fenomeno e sul perchè le persone sviluppino questo comportamento ossessivo, e cosa può esser fatto per aiutare nei casi più gravi.

Poco da scherzare quindi, la ricerca degli apprezzamenti virtuali è un male nuovo e ancora difficile da comprendere a pieno, ma no per questo meno importante di altri disordini sociali. Per tutti i dettagli rimandiamo alla ricerca completa (in inglese).

https://www.hdblog.it/2017/12/28/selfitis-disturbo-ossessivo-autoscatti/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)