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Le Opinioni

La storia di Giacomo, uno di noi.

La storia di Giacomo, uno di noi.

La storia di Giacomo, uno di noi.

 

Giacomino è un uomo di 50 anni che vive per strada.

Proviene da una famiglia benestante ma lui ha sperperato tutto il patrimonio con alcol, gioco e donne.

Da benestante il suo pensiero superficiale lo portava a dare importanza solo alle cose materiali e all'apparenza; in realtà questa era solo una maschera per celare i suoi problemi di cui non si rendeva ancora conto.

Uno di questi suoi problemi era la solitudine. Questo problema che lo tormentava lo portava a comprare i suoi amici con cene, bottiglie pregiate e serate nei locali. Questo però faceva sì che si continuava a circondare di persone finte e superficiali.

 

Grazie ad un amico conosce il vizio del gioco e inizia a frequentare i casinò di tutta Italia, Costa azzurra, Svizzera, questo però solo all'inizio. In una serata vincente e fortunata viene adescato da una ballerina di Can-can. Questa ballerina gli propone di conoscere il suo amico che ha un privè dove è possibile fare scommesse più adrenaliniche e vincite più consistenti. Giacomino incontra quest'uomo nel privè che si presenta come Antonio.

In questo privè inizia a scommettere per poi finire sugli incontri di lotta di strada. Inizia vincendo grazie ai consigli di Antonio, ma dopo qualche mese però la dea bendata gli volta le spalle e inizia a perdere non rendendosi conto che gli incontri sono pilotati e neanche della reale quantità di soldi persa.

Quando si rende conto di aver perso molto denaro, Antonio gli concede un ingente prestito. Giacomino quindi, oltre a essere finito nella spirale, è finito anche tra le braccia degli strozzini e viene sommerso dai debiti.

Da lì la sua vita diventa un inferno, deve vendere tutte le sue proprietà a Antonio ma comunque non sono neppure sufficienti.

Antonio gli propone un modo per sanare i suoi debiti con lui: dovrà trasportare una valigia dalla Colombia all'Italia. Giacomino si spaventa di questa cosa perchè ha intuito la natura del trasporto. Per far fronte a questa paura e all'ansia inizia ad abusare di psicofarmaci sotto consiglio della madre farmacista.

 

Giacomino, già provato dall'abuso di psicofarmaci, parte per la Colombia senza rendersi conto dei pericoli e della trappola in cui era finito, finisce arrestato e in un carcere colombiano. In questo carcere Giacomino subisce molti soprusi e cerca di contattare subito la sua famiglia per essere liberato. I suoi genitori partono a loro volta per la Colombia per trattare la sua liberazione con i narcos locali. La corruzione in Colombia è dilagante e i suoi genitori, pagando una grossa somma, riescono a far liberare il figlio.

I genitori provati dallo stress nel giro di pochi mesi muoiono entrambi, la madre per un ictus e il padre per un infarto, tutto questo succede proprio mentre Giacomino pensava di essersi ripreso la vita. Questo evento gli fa nascere terribili sensi di colpa.

 

Un giorno, ormai in balia della depressione, riceve una visita inaspettata: era un caro amico di famiglia di nome Remì, che avendo saputo della disavventura di Giacomino ha deciso di aiutarlo in quanto già lavorava nel sociale e decide di stargli vicino. Lo aiuta a riprendersi ma, passato un anno, nel momento in cui si era quasi ripreso, un giorno camminando per strada gli si affianca un'auto con all'interno Antonio. Lo guarda e gli dice che era tanto che lo cercava perchè dal momento in cui la consegna non era andata bene aveva ancora un grosso debito con lui.

Tutto ciò gli fa crollare il mondo addosso. Si spaventa, ben conscio del debito ancora aperto con lui.

Antonio lo lascia andare con l'angosciate promessa di rivederlo. Preso dal panico e dall'ansia entra senza riflettere nel primo bar che trova e decide di ubriacarsi.

Fuori di sè decide di suicidarsi e si reca in una farmacia cento metri più avanti per acquistare barbiturici e ne ingerisce fino a perdere i sensi. La gente nelle vicinanze gli presta subito soccorso chiamando l'ambulanza. Tempestivamente viene trasportato in pronto soccorso e, una volta stabilizzato, portato in terapia intensiva.

Passa un periodo in psichiatria e quando gli chiedono se ha parenti risponde che ha un caro amico, Remì. Lo contattano e lui si precipita in ospedale. Quando Giacomino lo vede scoppia a piangere sopraffatto dall'emozione e decide di raccontargli tutto. Remì rimane sconvolto e per dargli una mano decide di dargli la somma di cui ha bisogno ma di cui non dispone. Infatti i soldi li prende dal fondo di una fondazione che si occupa del sociale di cui era membro. Una volta recuperati i soldi, Giacomino contatta Antonio dicendogli che quello stesso giorno avrebbe saldato il debito. Rivela di aver avuto i soldi da un amico e Antonio decide di coinvolgerlo nel raggiro.

In fondazione intanto scoprono che manca un'ingente somma e scoprono che è stato Remì. Lo contattano per farsi dare spiegazioni prima di denunciarlo, ma una volta al corrente della situazione decidono di aiutarlo a patto di coinvolgere le forze dell'ordine che identificano Antonio come il pesce più piccolo dell'organizzazione. Giacomino si rende disponibile ad aiutare come infiltrato in alternativa al carcere per furto e gioco illegale.

La collaborazione fra Giacomino e le forze dell'ordine per far arrestare Antonio comincia, e si mettono d'accordo con Inox, il capo della Squadra Mobile pianificando come incastrare tutta l'organizzazione.

La somma di denaro presa dalla fondazione viene utilizzata con lo scopo di beccare Antonio, tant'è vero che chiedono a Giacomino di contattare Antonio telefonicamente per mettere sotto controllo il telefono cellulare. Giacomino e Antonio dopo essersi risentiti riprendono nuovamente i contatti.

Tramite le intercettazioni telefoniche riescono a risalire a tutti i contatti dell'organizzazione. Dopo più di un anno riescono ad arrestare Antonio, sorpreso a trasportare un carico di droga.

Antonio messo alle strette da tutte le accuse, decide di collaborare nella vana speranza che gli venga fatto uno sconto di pena. Per lui erano due le possibilità: rischiare di farsi uccidere per aver confessato o passare il resto della vita in carcere. Ma prima che tutto ciò potesse accadere l'organizzazione decide di eliminarlo, ma essendo lui sottoposto a regime di alta protezione il compito è difficile.

La vita di Antonio diventa però un vero inferno perchè una delle guardie penitenziarie si rivela essere corrotta e mette Antonio in situazioni di stress tale che lo porterà a compiere un atto anticonservativo. Senza il testimone chiave il processo non può esserci e tutte le accuse cedono.

Continuano a monitorare le telefonate e si scopre così il coinvolgimento della guardia giurata. Giacomino sa di non essere al sicuro e l'unica soluzione è la fuga ma la situazione lo sovrasta e ricade ancora una volta nell'oblio della dipendenza farmacologica.

Nel frattempo il processo è saltato perchè non vi erano prove contro l'organizzazione. Remì decide così di proporre a Giacomino di cambiare città e di entrare in una struttura di recupero per curarsi.

I primi tempi sono molto difficili per Giacomino, sono molte le difficoltà che incontra, liberarsi dai suoi demoni non è facile. Ma con l'aiuto degli operatori e dell'amico riesce a capire il senso della vita e degli errori che ha commesso in passato. Dopo 3 anni di programma capisce di avere una vocazione per il sociale e con l'aiuto del Direttore della struttura riesce a trovare lavoro in quell'ambito.