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Alcol in attesa? Mai. E la prevenzione cominci prima

Alcol in attesa? Mai. E la prevenzione cominci prima

Alcol in attesa? Mai. E la prevenzione cominci prima

Circa il 40% delle gravidanze non è programmato. Ecco perché, per evitare danni al nascituro, bisogna smettere di bere già dal periodo preconcezionale. La campagna Sigo-Assobirra

 

Alcol in dolce attesa? Mai e poi mai. Neanche un goccio. Lo sappiamo da tempo, e per fortuna lo sanno sempre di più anche le mamme italiane. Il punto è che l'attenzione a questo aspetto deve cominciare prima del concepimento. Quando si hanno rapporti liberi finalizzati alla ricerca del figlio. Il motivo è semplice: ben il 40% delle gravidanze non è programmato. E nel momento in cui la donna si accorge di essere incinta "molti organi e apparati del bimbo si sono già formati". In caso di esposizione ad agenti pericolosi, insomma, "il danno sull'embrione potrebbe essere già avvenuto". Lo sostiene la Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, che assieme ad Assobirra ha lanciato la quarta edizione della campagna di informazione "Se aspetti un bambino, l'alcol può attendere".

Alcol in gravidanza, la sensibilità cresce

"Anche se oggi, rispetto al passato, il problema delle patologie fetali legate al consumo di alcolici in gravidanza è più conosciuto, siamo consapevoli di quanto sia determinante continuare a diffondere questa informazione a tutte le donne", ha dichiarato il professor Giovanni Scambia, presidente Sigo. Obiettivo della campagna, infatti, è azzerare il rischio delle malattie alcol-correlate nei neonati. Il messaggio è molto semplice: chi aspetta un bambino, o lo ha in programma, deve evitare di bere alcolici. E per avere ben chiaro il quadro di rischi cui, diversamente, va incontro è opportuno rivolgersi al proprio ginecologo. La mobilitazione utilizzerà diversi strumenti, dal sito dedicato www.seaspettiunbambino.it a quello della Sigo, ai canali social. Più un workshop dedicato alle community di mamme.

Bere, passione mondiale

Nel Globo circa il 10% delle donne in gravidanza consuma alcol. E 1 su 67 partorisce un bimbo affetto da Fas, la sindrome feto-alcolica. Ne nascono circa 119 mila all'anno. In alcuni Paesi europei – Spagna, Danimarca, Russia, Irlanda, Regno Unito – sono circa il 25% del totale le future mamme che non rinunciano al bicchiere. Il risultato è che lì le percentuali di Fas sono da 2 a 6 volte superiori la media mondiale. Secondo i dati dell'Iss, Istituto superiore di sanità, in Italia un po' più della metà degli adulti fra i 18 e i 69 anni dichiara di consumare bevande alcoliche. Ma probabilmente è una stima per difetto. Uno su 6 – per quantità e modalità di assunzione – ne fa un uso "a maggior rischio". Cioè esagera. Si tratta di individui prevalentemente giovani e maschi. Ma le donne non si tirano indietro. Si valuta infatti che il 65% di loro bevano. Una percentuale ben superiore a quella di 30 anni fa. E l'incremento riguarda sia le persone più mature che le ragazze.

Perché fa male

L'alcol, precisa Sigo, una sostanza teratogena – che agisce cioè sin dal preconcepimento e dalla gravidanza – e psicoattiva. Capace di produrre dipendenza e interferire con l'assorbimento dei nutrienti. Compromettendo così "la qualità e la quantità di apporto di sostanze necessarie all'organismo nei soggetti che lo assumono". Possono venire a mancare vitamine, grassi benefici come gli Omega 3, il preziosissimo acido folico. Ma anche zinco, ferro, rame, selenio. Ecco perché, se assunto durante l'attesa, può provocare anomalie nell'embrione e nel feto. Che saranno poi rilevate nel neonato o nelle fasi successive della vita del bimbo, come la prima infanzia o l'età scolare: dipenderà dalla gravità delle manifestazioni e dalla loro tipologia. Inoltre può indurre aborto e natimortalità.

Rischio disabilità

Consumare alcolici in gravidanza, si è detto, espone il bebè allo sviluppo della sindrome feto-alcolica e altre problematiche simili, definite appunto alcol-correlate. Le anomalie che generano nel nascituro e nel bimbo sono di diverso tipo. Possono riguardare i tratti del viso: i cosiddetti dismorfismi facciali. Oppure ritardi nella crescita, con valori inferiori alla media per altezza, peso corporeo e circonferenza cranica. Tavolta sono presenti problemi cardiaci, renali, scheletrici, oculari, auricolari, dentali. Disfunzionalità del sistema nervoso centrale. Altri ritardi nello sviluppo psicofisico, con difficoltà di attenzione, memoria, apprendimento, relazione e integrazione sociale. Queste ultime, ovviamente, sono problematiche che emergeranno solo con il passare degli anni e l'inizio della scuola.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: https://www.quimamme.it/attualita/alcol-in-attesa/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)