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Alcol non registrato: cosa ci dicono le evidenze

Alcol non registrato: cosa ci dicono le evidenze

Alcol non registrato: cosa ci dicono le evidenze

Alcol non registrato: cosa ci dicono le evidenze - “Unrecorded alcohol: what the evidence tells us”, è la seconda istantanea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicata alle politiche e alle abitudini di consumo relative alle bevande alcoliche che sintetizza il lavoro svolto nell’ambito del webinar del 2 luglio 2021.

 

Si stima che circa il 25% del consumo mondiale di alcol sia non registrato, il che significa che non è tassato ed è al di fuori del consueto sistema di controllo governativo. L’alcol non registrato è quello prodotto illegalmente e irregolarmente (come quello prodotto in casa, quello prodotto illegalmente e venduto di contrabbando, ma sono anche i surrogati che non vengono utilizzati per il consumo come, ad esempio, collutori, prodotti per la pulizia, profumi e acqua di colonia).

 

Il commercio di alcol non registrato è un rischio per la salute sia a causa del contenuto di sostanze nocive che per il costo più basso rispetto all’alcol venduto legalmente. La mancata tassazione le rende non solo più economiche ma anche più accessibili, e quindi consumate anche in quantità maggiori. Allo stesso tempo, possono contenere ingredienti tossici, quali ad esempio il metanolo, responsabili di intossicazioni che possono rivelarsi letali (sebbene le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che i danni siano causati soprattutto dalla modalità di consumo, piuttosto che dall’essere registrato o non registrato). A rendere questo tipo di consumo ancora più deleterio c’è il fatto che essendo più economico viene più facilmente acquistato da persone appartenenti a classi socioeconomiche più basse, da consumatori dannosi (ovvero chi ha già danni mentali e fisici legati al consumo di alcol) e da soggetti con disordini da uso di alcol. A questo riguardo è importante anche segnalare l’etichettatura irregolare che spesso non indica la percentuale di alcol in volume della bevanda.

 

Parallelamente è necessario considerare anche il danno economico dei Paesi per il venir meno dei ricavi dalla tassazione di produzione, di importazione e di vendita.

 

Pur non essendo nota l’effettiva entità del fenomeno che sfugge ovviamente da tutte le statistiche ufficiali, il consumo di alcol non registrato influisce sull’efficacia degli interventi di controllo e di consumo applicati per l’alcol registrato.

 

Per questa specifica tematica è importante considerare che il fenomeno assume aspetti diversi a seconda del contesto e dei Paesi in cui le bevande non registrate vengono prodotte e consumate. Vi sono contesti in cui la produzione domestica di determinati quantitativi di bevande alcoliche è considerata legale sebbene non vengano registrate; altri contesti in cui le bevande sono registrate nel Paese che le produce ma non in quello in cui vengono consumate. C’è poi il consumo di surrogati dell’alcol (prodotti che non sono bevande e non sono destinati al consumo umano ma comunque consumati e particolarmente dannosi quali ad esempio l’alcol di prodotti cosmetici, per la pulizia degli ambienti, contenuti in medicinali e profumi); infine vi è la produzione di bevande alcoliche in contesti commerciali legali in cui ad essere deviata è solo la produzione legale con l’intento di evadere le tasse. È quindi evidente che il danno prodotto dal consumo di alcol non registrato è diverso nelle diverse situazioni, così come la regolamentazione dell'alcol non registrato richiede un adattamento al singolo contesto senza tralasciare eventuali aspetti culturali e sociali coinvolti.

 

(...omissis...)

 

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: Alcol non registrato: cosa ci dicono le evidenze (iss.it)


(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)