338-1938888 o 331-2460501/2/3 o 0172-55294[email protected]

News di Alcologia

Oltre centomila trentini sono a rischio alcol

Oltre centomila trentini sono a rischio alcol

OLTRE CENTOMILA TRENTINI SONO A RISCHIO ALCOL

HAPPY HOUR NEL MIRINO

Pancheri: le valli cedono il primato agli happy hour. «I trentini a rischio sono centomila»

 

Un tempo era una caratteristica delle valli, oggi la statistica è tutta cittadina. Studenti delle superiori, talvolta delle medie, e universitari: sono loro i principali consumatori di alcol in provincia di Trento. Una realtà in cui almeno centomila persone hanno «un consumo alcolico a maggior rischio». Colpa degli happy hour.

Un tempo erano alpini e valligiani. Oggi, sono ragazzi di città. Gli studenti delle scuole superiori, in alcuni casi addirittura delle medie o delle elementari, nonché gli universitari, sono i principali consumatori di alcol in provincia di Trento. Una realtà in cui almeno centomila persone hanno un «consumo alcolico a maggior rischio», ovvero bevono troppo e bevono male, spesso fuori pasto. Colpa anche dei cosiddetti «happy hour», gli aperitivi ripensati in versione nordeuropea e dunque più alcolica, che ormai impazzano in ogni città.

I numeri

Secondo il report stilato dall’Istat sul consumo di alcol nel 2016 tra le persone con più di 11 anni di età, in Italia il consumo di aperitivi alcolici è pari al 34,7%, ma in Trentino Alto Adige si arriva al 44,3% con la provincia di Bolzano che detiene il primato (48,5%) seguita da quella di Trento (40,3%). Valori più alti rispetto a tutte le altre regioni e province italiane, con un’unica eccezione: il Friuli Venezia Giulia, che fa compagnia al Trentino con il 40,7%. E al consumo di drink a base di alcol si aggiunge quello della birra: il 4,3% degli italiani afferma di consumarla tutti i giorni, i trentini arrivano al 4,6% e gli altoatesini al 7,1%.

La nuova geografia

«Il consumo di alcol sta profondamente cambiando: fino a qualche anno fa, i maggiori bevitori erano gli abitanti delle valli perché si diceva che c’erano meno distrazioni e si credeva erroneamente che l’alcol «facesse buon sangue» e servisse come rimedio contro il freddo. Oggi, non è più così. Si beve in città, seduti al tavolino di un bar durante l’happy hour, lo si fa per entrare in un gruppo e per divertirsi soprattutto nel fine settimana, con l’età dei bevitori che inevitabilmente si abbassa», conferma il dottor Roberto Pancheri, direttore del Servizio di alcologia dell’Azienda sanitaria trentina.

Come gli inglesi

Anche secondo i dati Istat, infatti, l’Italia si sta avvicinando sempre più alla cultura alcolica britannica. Tra il 2006 e il 2016 è diminuita in Italia la quota di chi consuma bevande alcoliche quotidianamente (dal 29,5% al 21,4%), ma è aumentata quella di coloro che le consumano occasionalmente (dal 38,8% al 43,3%) e fuori dai pasti (dal 26,1% al 29,2%).

Il modello italiano tradizionale, con il consumo soprattutto di vino durante i pasti, cede quindi il posto ai modelli tipici dei paesi del Nord Europa, caratterizzati da consumi elevati di bevande alcoliche al di fuori dei pasti. Anche in Trentino, il 43% degli intervistati afferma di bere alcol lontano dai pasti, in Alto Adige si arriva al 53%. Ben 24 punti percentuali in più rispetto alla media italiana.

I record

Non solo: a ciò si aggiunge il fenomeno del «binge drinking», ovvero consumare sei o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione. E, ancora una volta, a detenere il triste primato a livello nazionale è la provincia di Bolzano, seguita dalla provincia di Trento e dalla Sardegna. «Tutti questi comportamenti rientrano nel consumo alcolico considerato “a maggior rischio” e riguardano soprattutto i giovani. Nella popolazione trentina tra i 18 e 69 anni si riscontra un consumo alcolico a rischio nel 30% dei casi, ma nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, questa percentuale sale al 68%. Possiamo affermare, quindi, che circa centomila trentini hanno un consumo alcolico a rischio», continua il direttore, ricordando che, secondo i dati rilevati dall’Azienda sanitaria, già a soli 11 anni, l’1,5% dei ragazzi trentini ammette di essersi ubriacato almeno una volta. Il 20% dei quindicenni, invece, dice di essersi ubriacato già più e più volte.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.pressreader.com/italy/corriere-del-trentino/20170419/textview

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)