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Trentino, la protesta dei vignaioli: «Contro il vino, terrorismo psicologico»

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Il neo presidente Balter e il calo dei consumi «dovuti anche alle campagne antialcol». Non si può associare ad un criminale chi beve un bicchiere a pranzo o a cena e poi si mette alla guida dell'auto
GIANCARLO RUDARI
ROVERETO. «Contro il vino c'è troppo terrorismo psicologico. Non si può associare ad un criminale chi beve un bicchiere di vino a pranzo o a cena e poi si mette alla guida dell'auto. Non deve essere così». Parola di Nicola Balter, da poco presidente dei Vignaioli del Trentino.
Il cinquantenne titolare dell'omonima azienda agricola roveretana, affiancato dai vicepresidenti Barbara Mottini Scienza (azienda agricola Vallarom di Vo' di Avio) e Lorenzo Cesconi (Pressano di Lavis), delinea le "strategie" del suo mandato. Che si possono riassumere in una nuova sinergia tra produttori di vino e chi è deputato alla promozione del territorio; una campagna di educazione al buon bere e al bere consapevole; un'iniziativa forte per far conoscere e valorizzare la produzione trentina.
Chi sono i Vignaioli?
Sono piccoli produttori che coltivano la terra, vinificano l'uva e propongono il loro vino al cliente. Contadini che seguono tutto il processo produttivo cercando di esaltare al massimo le caratteristiche di ogni singolo vigneto. Per il consumatore la curiosità paga le interpretazioni di ogni vignaiolo nel suo modo di coltivare e di vinificare. Il risultato? Una produzione che è espressione del territorio con fantasie e colori diversi.
Ma sul mercato c'è spazio anche per i piccoli?
Per uscire dai confini nazionali non contano i quantitativi. E' vero, c'è crisi, ma i consumatori vanno a ricercare le piccole produzioni purché di qualità, ottenute nel rispetto dell'ambiente. Su questo noi dobbiamo puntare sempre di più.
Salvo poi fare i conti con il calo dei consumi...
Il calo c'è ed è dovuto anche alla demonizzazione del vino, al terrorismo psicologico delle campagne antialcol. Il problema va riportato nella giusta dimensione: un bicchiere al pasto non crea problemi a chi si mette alla guida. Siamo passati da un estremo all'altro ed ora il consumatore teme i controlli e non tocca nemmeno un goccio di vino. Come Vignaioli penso ad una campagna di educazione al buon bere e al bere consapevole in collaborazione con i ristoratori.
Quando si parla di vino si parla di turismo.
Esattamente: in collaborazione con altre realtà (Camera di commercio ed altri organismo provinciali) vogliamo stabilire nuove sinergie che valorizzino il territorio nella sua complessità. Dobbiamo dare un'identità sempre più forte alla nostra produzione legata al territorio. Alla politica chiediamo di essere considerati una risorsa dell'economia: ogni bottiglia di vino deve rappresentare il Trentino, non conta grande o piccolo produttore.