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Le compagnie del tabacco canadesi in tribunale: i fumatori chiedono un risarcimento di 27 miliardi di dollari

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Le compagnie del tabacco canadesi in tribunale

Il primo a far causa alle tre maggiori compagnie del tabacco canadesi è stato Jean Yves Blais, poi seguito da quasi due milioni di fumatori in Quebec. Sessantasette anni, fuma da quando ne aveva dieci. E continua, nonostante il cancro che gli è costato la perdita di un polmone.

Chi, come lui, ha sviluppato una totale dipendenza dalle sigarette, e per questo ha sofferto seri problemi di salute, afferma di essere stato ingannato per anni. Mario Bujold, portavoce del Quebec Council on Tobacco & Health: "Oggi sono malati, hanno una quantità di problemi e chiedono giustizia per quello che hanno subito".

La richiesta di risarcimento ammonta a 27 miliardi di dollari. La più grande causa civile nella storia canadese contesta alle "tre sorelle" di non aver informato i consumatori sui rischi associati al fumo. Naturalmente, le compagnie del tabacco negano ogni responsabilità. Deborah Glendinning, avvocato di Imperial Tobacco: "Fumare è una scelta, chi fuma lo fa per diverse ragioni e deve assumersene la responsabilità".

Negli Stati Uniti, le cause contro le compagnie del tabacco hanno dato luogo a risarcimenti salatissimi. Due settimane fa, il settore ha ottenuto una vittoria, quando un giudice federale ha decretato incostituzionale l'obbligo per i produttori di pubblicare immagini come queste sulle confezioni di sigarette: gengive e denti danneggiati, polmoni malati, addirittura il corpo senza vita di un fumatore. Secondo la corte, ci sarebbe una violazione della libertà di espressione, tutelata dal Primo emendamento.

Il governo di Washington dovrà cercare altri modi per combattere la dipendenza dal fumo. L'ultimo rapporto pubblicato dal Dipartimento alla Salute afferma che le sigarette uccidono ogni giorno 1.200 persone in America. Non solo: il tabagismo ha ormai acquisito proporzioni epidemiche tra i giovani. Uno studente su quattro fuma regolarmente. E, secondo le statistiche, l'80% continuerà a farlo anche nella vita adulta.


(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)