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Un caso di cancro su tre è dovuto al fumo: smettere è più semplice se si chiede aiuto

Un caso di cancro su tre è dovuto al fumo: smettere è più semplice se si chiede aiuto

 

Un caso di cancro su tre è dovuto al fumo: smettere è più semplice se si chiede aiuto

I numeri parlano chiaro: in Italia i fattori di rischio comportamentali e, quindi, modificabili sono ritenuti responsabili ogni anno di circa 65mila morti per cancro. In entrambi i sessi, il fumo è il pericolo numero uno, quello con maggiore impatto, a cui sono riconducibili almeno 43mila decessi annui per tumore. Le stime sono contenute nel volume «I numeri del cancro in Italia 2020», censimento ufficiale della situazione oncologica nel nostro Paese a cura dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). «Tabacco, consumo elevato di bevande alcoliche, alimentazione scorretta, eccesso ponderale e inattività fisica sono una grande minaccia per la salute e basterebbe evitarli per stare concretamente alla larga dal cancro e da molte altre malattie gravi – sottolinea Massimo Rugge, presidente Airtum -. Nel nostro Paese, così come in Europa e negli Stati Uniti, circa il 40 per cento dei nuovi casi di tumore e la metà delle morti oncologiche sono potenzialmente prevenibili in quanto causate da questi fattori di rischio che possono essere evitati».

Un tumore su tre causato dal tabacco
Le statistiche indicano chiaramente che le sigarette sono associate all’insorgenza di circa una neoplasia su tre e a ben 17 tipi di cancro diversi. «Ed è bene non dimenticare che anche il fumo passivo, ancora troppo spesso sottovalutato, è responsabile certo come il tabacco di tumori e altre 40 malattie – aggiunge Saverio Cinieri, presidente eletto di Aiom -. Mentre, mangiare sano, mantenere il giusto peso corporeo, fare regolarmente attività fisica e moderare il consumo di bevande alcoliche può ridurre fino al 30% il rischio di ammalarsi di tumore. Un pericolo particolarmente elevato per le persone obese».Eppure 11 milioni di italiani continuano a fumare e il numero non diminuisce. Da anni siamo praticamente in una situazione di stallo: non riusciamo né a far calare in modo significativo il numero di quanti iniziano, né a far aumentare il numero di quelli che riescono a spegnere l’ultima sigaretta.
A chi chiedere aiuto

«Come hanno ormai dimostrato molti studi scientifici, non è mai tardi per smettere — ricorda Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi che, fin dalla sua nascita nel 2003, è impegnata su diversi fronti nella lotta al tabacco —. I vantaggi, tangibili e concretamente misurabili, si vedono anche in casi estremi come, per esempio, nei pazienti oncologici che hanno maggiori probabilità di sopravvivenza se smettono rispetto a quelli che proseguono sulla via del tabagismo. Circa un terzo dei fumatori italiani ha provato a dire basta, la maggior parte ci prova da sola, ma è più difficile. Mentre con il sostegno di personale sanitario preparato, le percentuali di successo sono maggiori». Le motivazioni, quando si decide d’abbandonare l’abitudine tabagica, sono decisive. Altrettanto importante è chiedere aiuto a un centro Antifumo (il numero verde dell’Istituto superiore di sanità è 800554088) dove in base all’«identikit» (quanto e quando fuma, perché, da quanto tempo e il suo atteggiamento, anche psicologico, nei confronti del fumo) della singola persona, il medico decide quale strategia prescrivere per aiutarla ad affrontare i sintomi legati all’astinenza: dalla «terapia sostitutiva della nicotina», con caramelle, cerotti, inalatori o gomme da masticare, ai farmaci (buproprione, vareniclina, citisina) che costituiscono anche un valido sostegno anche per la dipendenza mentale, fino al supporto psicologico per imparare ad affrontare i momenti più difficili.

Il ruolo chiave del denaro

Gli esiti di un’indagine voluta da Fondazione Veronesi hanno messo in luce che proprio il denaro gioca un ruolo-chiave per incentivare a smettere perché più sale il prezzo più cresce anche il numero di chi dice basta: tanto che con il raddoppio del costo cesserebbe di fumare il 46 per cento e ridurrebbe fortemente il 32,4 degli intervistati. «Per questo lo scorso maggio Fondazione ha presentato alla Camera e al Senato una petizione per l’aumento del costo dei tabacchi (sigarette, tabacco riscaldato e sciolto) a beneficio di maggiori risorse da destinare alla ricerca scientifica, a programmi di prevenzione, di diagnosi precoce e a programmi di disassuefazione – dice il presidente Veronesi -. L’obiettivo è duplice: contribuire a sostenere un dibattito aperto e razionale e promuovere una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica».

Vacanze e settembre: i buoni propositi

Ognuno di noi è comunque chiamato a fare la sua parte per restare in salute e molto può essere fatto semplicemente adottando uno stile di vita sano. Le vacanze estive e la ripresa di settembre sono un momento propizio per dare avvio ai buoni propositi. «E’ più facile evitare le situazioni che causano stress, così da non avere il richiamo della sigaretta come rimedio a tensione e stanchezza – conclude Saverio Cinieri -. Specie in vacanza si possono dedicare tempo e risorse a fare sport o movimento ogni giorno e nutrirsi bene. Oltre ad apprezzare da subito i benefici dello stop al fumo (già dopo pochi giorni si respira meglio, migliorano gusto, olfatto e circolazione sanguigna e dopo qualche settimana si hanno più energie e meno tosse), le attività fisiche liberano endorfine, ideali per combattere il nervosismo e rimanere di buon umore, utile anche a perseguire la dieta».

Investire i fondi del surplus delle accise

Tre sono le raccomandazioni fondamentali incluse nella petizione presentata al Parlamento a maggio 2021 da Fondazione Umberto Veronesi per l’aumento del costo dei tabacchi: che l’aumento dell’accisa sia consistente, tale da portare il costo del pacchetto di sigarette ad almeno 10 euro, che secondo le stime attuali potrebbe portare ad aumentare entrate fiscali di 5,4 miliardi di euro e a vendere 800 milioni di pacchetti in meno; che l’aumento del prezzo riguardi non solo le sigarette, ma anche tabacco sfuso e riscaldato; che il ricavato dall’aumento sia destinato ad attività utili a prevenire e curare le malattie provocate dal fumo, per le quali attualmente mancano risorse ed investimenti adeguati. In particolare, i fondi ricavati dal surplus delle accise dovrebbero essere finalizzati a: sostenere progetti di prevenzione primaria (per ridurre il numero di nuovi fumatori) e di disassuefazione per chi già fuma; attività di ricerca indipendente; sostegno di programmi di prevenzione secondaria per la diagnosi precoce delle malattie fumo-correlate; rimborsabilità di trattamenti utili per smettere di fumare che in Italia ancora sono a carico totale dei tabagisti.



(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

https://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/21_settembre_06/caso-cancro-tre-dovuto-fumo-smettere-piu-semplice-se-si-chiede-aiuto-ae75da88-ee33-11eb-a017-543c20a94d4b.shtml

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)