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Anoressia e bulimia: una prospettiva relazionale

Anoressia e bulimia: una prospettiva relazionale

Anoressia e bulimia: una prospettiva relazionale

L’anoressia e la bulimia rappresentano uno dei fenomeni contemporanei in crescente aumento tra le adolescenti e gli adolescenti dei paesi occidentali.
 
Studi epidemiologici internazionali portano a stimare, nelle donne di età compresa tra i 12 e i 22 anni, una prevalenza dell’anoressia nervosa pari allo 0,0-0,9% (media: 0.3%) e della bulimia nervosa pari all’1-2%. Il 3,7-6,4% della popolazione sarebbe infine affetto dai disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati (disturbi del comportamento alimentare-Nas): per queste forme l’età media d’esordio si colloca intorno ai 17 anni. Il rapporto tra femmine e maschi è di circa 9 a 1, ma il numero dei maschi è in crescita soprattutto in età adolescenziale e pre-adolescenziale (Rapporti ISTISAN 13/6).
 
Le cause dei disturbi del comportamento alimentare non sono ben definite e certamente non univoche, ma multifattoriali, comprendenti cioè tanto fattori psicologici che biologici. Inoltre considerando i grandi numeri di cui si parla non si può non tenere conto di tale fenomeno non analizzandone la complessità che lo caratterizza e considerarlo come il risultato dell’interazione di aspetti sociali, individuali, e familiari.
Da un punto di vista sociale bisogna considerare un momento storico ed economico, che soprattutto nei paesi occidentali, manda un messaggio contraddittorio e paradossale: infatti da una parte più si viene invitati a consumare in maniera eccesiva e compulsiva qualsiasi tipo di bene si ha a disposizione e quindi anche il cibo, dall’altra la società ci propone un modello per cui la magrezza e ancor più una corporeità androgina, sono una delle chiavi del successo.
 
Come abbiamo descritto anoressia e bulimia insorgono prevalentemente in età adolescenziale, e con un’incidenza notevole tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Se la differenza di genere è facilmente correlabile ai fattori sociali, l’età di insorgenza è più prettamente legata a fattori individuali e familiari.
 
Spieghiamoci meglio: come si sa l’adolescenza è la fase della vita in cui l’identità si forma e in cui si cerca una propria individuazione rispetto alla famiglia di origine, per passare dall’infanzia all’età adulta.  Uno dei comportamenti che solitamente si agisce per individuarsi è un’opposizione per tutto quello che dalla famiglia di origine viene proposto e tutto quello che ha caratterizzato la vita di ciascun individuo fino a quel momento: nelle adolescenti anoressiche e bulimiche questa opposizione  prende la forma del rifiuto (del cibo nelle anoressiche, vomito autoindotto nelle bulimiche). Allo stesso tempo però il rifiuto del cibo e quindi la mancanza di nutrimento per il corpo sembra agire nella direzione opposta al bisogno di individuazione e di affermazione, anche di una propria identità corporea femminile dello sviluppo della sessualità e dei comportamenti che l’accompagnano. È in questa ambivalenza che risiede la sofferenza delle ragazze anoressiche, cioè la contrapposizione tra il bisogno di crescere e individuarsi e l’impossibilità di farlo. Il rifiuto del cibo cosi sembra rappresentare la migliore modalità per assolvere entrambi i compiti, l’opposizione che sottende la spinta individuativa tipici della fase adolescenziale e contemporaneamente non abbandonare uno stato di dipendenza tipico dell’infanzia, “nell’illusorio tentativo di sospendere il tempo” (Onnis, 2014).
 
Vediamo cosi come la sintomatologia corporea non è altro che la punta di un iceberg di un mondo sommerso di conflittualità irrisolte, di sofferenza individuale ma anche relazionale. Il corpo utilizzato per comunicare quello che con la voce non si riesce a dire, il corpo che traduce stati emozionali profondi e quindi di difficile accesso e comprensione.

Tali dinamiche individuali trovano possibilità di essere maggiormente comprese e dotate di significato se si va a conoscere il contesto relazionale e familiare in cui sorgono, e i valori e i modelli relazionali che le influenzano. Alcune sono le caratteristiche che più frequentemente ritroviamo all’interno di queste famiglie che possiamo definire psicosomatiche: la rigidità, che le porta a ripetere le stesse regole di relazione, ad accettare con fatica i processi di trasformazione, nel tutelare un equilibrio che si è cristallizzato e che è troppo fragile per poter accedere al rischio dei cambiamenti;  l’invischiamento che fa si che i membri della famiglia tendano a manifestare intrusioni nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni e nella comunicazione degli altri. In queste famiglie c’è una labilità dei confini tra gli individui e i sottosistemi generazionali con conseguente confusione delle funzioni e dei ruoli, non c’è autonomia né spazi personali; l’iperprotettività che rappresenta una tendenza alla preoccupazione, alla sollecitudine e all’interesse reciproco che i membri della famiglia manifestano specialmente per quel che riguarda il benessere fisico. In particolare, di fronte al sintomo dell’anoressia, si attiva la mobilitazione di tutta la famiglia. Tale preoccupazione e atteggiamento protettivo, ha la funzione di nascondere ogni altro problema, difficoltà, dolori, conflitti che sente troppo pericoloso e difficile da affrontare. Infine l’evitamento/mancanza di risoluzione del conflitto si manifesta con la tendenza dei membri della famiglia ad adoperarsi per evitare che la conflittualità o il disaccordo venga fuori

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

http://180gradi.org/2016/05/09/anoressia-e-bulimia-una-prospettiva-relazionale-2/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)