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Dalla depressione si guarisce nel 70% dai casi

Dalla depressione si guarisce nel 70% dai casi

Dalla depressione si guarisce nel 70% dai casi. Ma solo se si chiede aiuto

In Italia soffre di depressione maggiore circa il 3 %della popolazione , ma solo la metà di chi ne è affetto la vive come una vera e propria patologia che si può curare

 

Guarigione non è più una parola tabù, almeno in psichiatria. È un obiettivo che in molte patologie complesse, come ad esempio nella depressione maggiore, è raggiungibile nella grande maggioranza dei casi. A fronte delle concrete possibilità di cura esistenti, a livello internazionale, si segnala però un problema fondamentale: il cosiddetto “treatment gap”, ovvero la “distanza” che tuttora esiste fra ciò che potrebbe essere fatto e ciò che realmente si fa per la cura dei disturbi mentali, inclusi quelli più comuni nella popolazione generale (disturbi depressivi e disturbi d’ansia).

Studio internazionale

A dimostrarlo sono i dati di un grande e recentissimo studio internazionale condotto dall’OMS (Thornichroft et al., Brit. J. Psych., 2017) sulla diffusione il trattamento dei disturbi mentali in 21 Paesi del mondo. Questo studio indica che solo il 23 % delle persone affette da depressione maggiore nei Paesi ad alto reddito (e solo il 2 % in quelli a basso reddito) riceve un trattamento rispondente a criteri minimi di adeguatezza dal punto di vista delle evidenze scientifiche di efficacia. Quanto all’Italia, nello studio si stima che soffra di depressione maggiore circa il 3 % della popolazione . Circa la metà di queste persone non vive la propria depressione come una patologia da curare , a fronte di una media del 65 % negli altri Paesi paesi ad alto reddito che invece si rivolge al medico.

 

In Italia, scarsa conoscenza della malattia

Considerando solo chi ha chiesto di essere curato, il 43 % del campione risultava aver ricevuto trattamenti adeguati percentuale simile a quella degli altri Paesi ad alto reddito, 44 %). Andando a valutare tutto il campione delle persone intervistate, in Italia su 100 persone affette da depressione alla fine solo il 17 % riceve una cura adeguata, 5 punti in meno rispetto alla media riscontrata negli altri Paesi ad alto reddito. Una differenza dovuta in buona parte alla maggiore percentuale di persone che, pur affette da uno stato clinicamente evidente, non percepiscono la depressione come una patologia. I dati indicano dunque da un lato una ancora ridotta conoscenza di cosa sia la depressione, dall’altro l’ancora inadeguato ricorso a cure realmente efficaci.

I disturbi d’ansia

«Analoghi risultati — ribadisce Claudio Mencacci, past president SIP e direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano — sono stati riscontrati nello studio dell’OMS che ha riguardato i disturbi d’ansia (che in Italia colpisce in un anno il 6,5% della popolazione), per i quali appena il 30% riceve una qualche forma di trattamento, e solo il 9% una cura adeguata (Alonso et al, Depression and Anxiety, 2018). Questi dati dimostrano che ancora oggi l’obbiettivo è far sì che la popolazione conosca e riconosca questi disturbi come tali, superi la paura di essere stigmatizzata e discriminata e acceda a cure adeguate. Dal 2013 la SIP sta cercando di stimolare le Istituzioni per dare il via a una campagna nazionale contro la depressione. Ci auguriamo che questa fase politica possa consentirci di realizzarla».

 

Innovazioni terapeutiche e buona pratica clinica

«Diffondere i risultati dei trattamenti dei disturbi mentali non solo riduce la vergogna e l’isolamento dei pazienti e dei familiari ma incrementa la tenacia della ricerca del buon risultato clinico da parte degli operatori — afferma Enrico Zanalda, segretario della SIP e direttore del dipartimento di salute mentale dell’ASL TO3 –. Appare indispensabile implementare nei dipartimenti di salute mentale le procedure e le innovazioni terapeutiche che consentono la “guarigione” delle persone, sia per le patologie gravi come la schizofrenia e il disturbo bipolare, sia per quelle più comuni come l’ansia e la depressione. Psichiatri ben informati scientificamente che possono utilizzare con maggiore agio e sicurezza gli strumenti terapeutici oggi disponibili, tutelano meglio la salute dei pazienti e il loro stesso rischio di “burn-out” ».

L’intreccio tra depressione, infarto, tumore

Studi recenti hanno inoltre dimostrato che un trattamento antidepressivo attuato tempestivamente in caso di depressione post-infarto, non solo riesce a migliorare la sintomatologia depressiva ma riduce significativamente (sino al 10%-20%) il rischio di complicanze quali il reinfarto e le aritmie ventricolari . Infarto, ictus, diabete, malattie neurologiche e oncologiche sono in grado di far “schizzare” i normali tassi di prevalenza di depressione dal 5% fino al 40% . Non solo. Vale anche il meccanismo inverso: soffrire di depressione maggiore, specie se ricorrente, come nella maggioranza dei casi (60/70%), è sicuramente un fattore di rischio di sviluppo di queste malattie: la depressione aumenta, ad esempio, la probabilità di infarto di circa 3 volte .

I fenomeni fisiologici in gioco

I fattori in gioco sono solo in parte noti. Nella persona con depressione avvengono fenomeni biologici correlati in vario modo alla genesi dell’ischemia del miocardio: l’aumento costante del cortisolo nel sangue dovuto all’iperattivazione del sistema dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), l’aumento dell’aggregazione delle piastrine, l’attivazione del meccanismo dell’infiammazione con l’aumento delle citochine infiammatorie, e lo sbilanciamento dell’equilibrio fra sistema simpatico e parasimpatico a favore del primo, con effetti sia sul tono dei vasi coronarici che sul ritmo cardiaco.

 

I meccanismi psicologici

La depressione può peraltro insorgere come conseguenza di un infarto, evento che accade nel 20-30% degli infartuati già nelle prime due-quattro settimane. In altre malattie, come ad esempio i tumori, la comorbidità con una depressione, oltre che peggiorare drammaticamente la qualità della vita e aumentare il rischio di suicidio, determina un significativo accorciamento dei tempi di sopravvivenza, sia per meccanismi biologici diretti (soprattutto la riduzione delle difese immunitarie), sia per meccanismi indiretti ( la riduzione della osservanza delle cure prescritte, dei controlli periodici da eseguire). Ad esempio, una recente metanalisi ha dimostrato che la depressione aumenta di circa 2 volte la probabilità di non aderenza alla terapia nelle pazienti con cancro del seno.



(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/18_ottobre_15/depressione-guarigione-percentuali-da4e191a-d07a-11e8-b9cc-418fa02c5235.shtml

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)