338-1938888 o 331-2460501/2/3 o 0172-55294info@cufrad.it

News di Alcologia

Comprendere l’anonimato

Comprendere  l’anonimato

Comprendere

l’anonimato

 

 

 

 

 

 

L’anonimato è la base spirituale di tutte le nostre tradizioni, che sempre ci ricorda di porre i principi al di sopra delle singole persone.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sommario:

Comprendere l’anonimato

L’anonimato a livello personale

L’anonimato a livello di mass-media

Alcune Domande e alcune Risposte sull’Anonimato

Anonimato Personale

L’Anonimato a Livello di Mass-media

Considerazioni sull’Anonimato in A.A.

L’Esperienza suggerisce che i Membri A.A.:

I DODICI PASSI DI A.A.

LE 12 TRADIZIONI DI A.A.

 

 

ALCOLISTI ANONIMI è un’associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare gli altri a recuperarsi dall’alcolismo.

 

L’unico requisito per divenirne membri è il desiderio di smettere di bere. Non vi sono quote o tasse per essere membri di A.A.; noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi.

 

A.A. non èaffiliata ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intende impe­gnarsi in alcuna controversia, né sostenere od opporsi ad alcuna causa.

 

Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

 

by The A.A. Grapevine, Inc.

Copyright

ristampato con permesso

da “Understanding Anonymity”

 

Copyright 1981, by Alcoholics Anonymous World Services, Inc.

Stampato con il permesso di A.A. World Services, Inc.

Comprendere l’anonimato

“L’anonimato è la base spirituale di tutte le nostre Tra­dizioni, che sempre ci ricorda di porre i principi al di sopra delle singole persone”

 

 

 

Qual è lo scopo dell’anonimato in Alcolisti Anonimi? Perché viene spesso ritenuto la più grande protezione di cui dispone l’Associazione per assicurare la sua esistenza e una crescita permanente.

Se diamo uno sguardo alla storia di A.A., dal suo inizio nel 1935 fino ai nostri giorni, è evidente che l’ano­nimato assolve due diverse funzioni, entrambe importanti:

 

• A livello personale l’anonimato offre a tutti i suoi membri una protezione dall’essere identificati come al­colisti, una difesa spesso molto importante per i nuovi venuti.

 

- A livello di stampa, radio, cinema e televisione l’anoni­mato sottolinea l’uguaglianza di tutti i suoi membri nell’Associazione, ponendo un freno alle persone che possono approfittare della loro appartenenza ad A.A. per cercare riconoscimenti, acquisire potere o guadagno personale.

 

 

L’anonimato a livello personale

Sin dai primi tempi A.A. ha promesso l’anonimato per­sonale a tutti coloro che partecipano alle sue riunioni. Poi­ché gli stessi fondatori e i primi membri di A.A. erano alcolisti sulla via del recupero, sapevano per esperienza quanto gli alcolisti si vergognino del loro bere e quanto temano di essere riconosciuti come tali dall’opinione pub­blica. A quell’epoca il marchio d’infamia dell’alcolismo era molto grave e quei primi membri di AA. ritennero essenziale assicurare una stretta riservatezza, se volevano ottenere dei risultati positivi nell’attrarre e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

In tutti questi anni l’anonimato si è dimostrato uno dei doni più grandi che A.A. offre all’alcolista sofferente. Senza di esso molti non troverebbero mai il coraggio di andare alla loro prima riunione. Anche se il marchio d’in­famia si è in un certo senso attenuato, gran parte dei nuovi venuti trovano ancora molto penoso ammettere il loro alcolismo e ciò è possibile soltanto in un ambiente protettivo. L’anonimato è essenziale per trasmettere un’at­mosfera di fiducia e di apertura mentale.

Anche se i nuovi venuti danno grande importanza alla riservatezza, molti di essi tuttavia non resistono al desi­derio di rendere partecipi i loro familiari della loro affi­liazione ad A.A. Questa rivelazione comunque è sempre una scelta personale: A.A. nel suo insieme cerca di assi­curare che i singoli membri abbiano tutto il riserbo e la protezione che desiderano, come pure qualsiasi grado di apertura in merito alla loro appartenenza all’Associazione, purché non si dimentichi mai che l’anonimato a livello di stampa, radio, televisione e cinema è indispensabile per mantenere la nostra sobrietà e la crescita continua, sia a livello personale che di gruppo.

 

 

 

L’anonimato a livello di mass-media

Dopo i primi anni di successo, l’Associazione attirò un interesse maggiore da parte della stampa. Articoli elo­gianti AA. apparvero su molte riviste e quotidiani della nazione. Con ogni nuovo articolo pubblicato alimentava il numero degli A.A. In quel periodo tutti temevano le conseguenze derivanti dalla divulgazione di A.A. a livello pubblico; così, per maggior sicurezza, il primo servizio giornalistico diede ampio rilievo all’anonimato dei membri.

Quando l’opinione pubblica ebbe più informazioni sull’alcolismo, il marchio d’infamia diminuì; ben presto al­cuni membri A.A. cominciarono a riconoscere pubblica­mente la loro affiliazione. Fra essi uno dei primi fu un celebre calciatore, il cui ritorno al gioco fu così spettaco­lare che i giornali fecero di tutto per diffondere la storia della sua lotta con successo contro l’alcool. Credendo di poter aiutare A.A. col rivelare la sua appartenenza all’as­sociazione, egli ne parlò apertamente. Anche i fondatori di A.A. approvarono la sua condotta, non avendo ancora sperimentato il prezzo di una simile pubblicità.

Ci furono poi altri membri che decisero di rompere il loro anonimato a livello di mass-media; alcuni erano mo­tivati da buone intenzioni, altri da un guadagno personale. Alcuni membri idearono piani per legare la loro apparte­nenza ad A.A. a ogni sorta di impresa commerciale: agen­zie di assicurazioni, centri di disintossicazione, persino una rivista contro il consumo dell’alcool, per citarne alcune.

Non ci volle molto ai Servizi Centrali di A.A. per ren­dersi conto che i violatori dell’anonimato, con le loro ec­cessive premure e intenzioni, potevano mettere presto a repentaglio la reputazione dell’Associazione, così tanto duramente conquistata. E compresero che, se avessero fat­to un eccezione, inevitabilmente ne sarebbero sopravvenu­te altre. Per assicurare l’unità, l’efficacia e il benessere di A.A. l’anonimato doveva essere per tutti. Esso era il guar­diano di tutto ciò che significava A.A.

Nel mettete in risalto l’uguaglianza di tutti i membri e l’unità nell’impegno comune del loro recupero dall’alcolismo, l’anonimato funge da base spirituale dell’As­sociazione. Nel 1946 Bill. W., il nostro co-fondatore, scris­se che: “Il termine “anonimo” ha per noi un immenso si­gnificato spirituale. Sottilmente ma con vigore esso ci ri­corda che noi dobbiamo sempre porre i principi al di sopra delle singole persone; che abbiamo rinunciato alla pubbli­ca glorificazione personale; che la nostra associazione non solo predica ma in effetti pratica una sincera umiltà.

 

 

Alcune Domande e alcune Risposte sull’Anonimato

 

Anche i membri A.A., come molti al di fuori del pro­gramma, sono perplessi su come mettere in pratica il prin­cipio dell’anonimato. Ecco alcune delle domande poste più di frequente, sia per l’anonimato a livello personale che per quello a livello di mass-media:

 

 

Anonimato Personale

 

D. Dopo aver rivelato ai miei cari la mia appartenenza ad A.A., dovrei dire loro di non raccontarlo a nessun altro?

 

R. Questa è una decisione completamente personale ma in genere è meglio che gli altri lascino che sia il mem­bro A.A. a decidere chi lo verrà a sapere e quando.

 

D. Se i parenti, gli amici o i colleghi d’ufficio notano un miglioramento nel mio aspetto e nella mia efficienza dopo essere diventato sobrio, dovrei dire loro che sono in A.A.?

 

R. I membri più stretti della famiglia e gli amici più cari in genere sono contenti di sapere dell’appartenenza all’associazione di A.A. Per quanto riguarda i colleghi d’ufficio, potrebbe essere meglio dire semplicemente che avete smesso di bere, rimandando la decisione di rivelare la vostra partecipazione ad A.A. fino a quan­do non sarete stato nell’Associazione per un certo nu­mero di mesi.

 

D. Cosa dovrei fare se alle riunioni A.A. incontro vec­chie conoscenze?

 

R. Non avete bisogno di chiedere loro di proteggere il vostro anonimato; essi sono là per gli stessi o analo­ghi motivi. Rispetteranno generalmente il vostro in­cognito e voi dovreste rispettare il loro.

 

O. E se a una riunione incontro dei personaggi pubblici?

 

R. Come chiunque altro, i personaggi pubblici dovrebbe­ro avere la protezione deI loro anonimato, nel modo che più desiderano.

 

D. So che non dovrei rivelare i nomi dei membri cono­sciuti nelle riunioni A.A., ma come devo comportarmi per quel che riguarda le informazioni personali?

 

R.I membri A.A. comprendono che le rivelazioni perso­nali fatte durante le riunioni A.A. devono essere con­siderate riservate. Per esempio, se gli amici al di fuori del programma conoscono alcuni dei vostri amici A.A. e sanno che sono membri dell’Associazione voi do­vreste fare attenzione a non rivelare le confidenze rac­colte alle riunioni, anche se in quel momento sembra che non provochino alcun danno.

 

D. Dovrei dire alle persone che sembrano avere un pro­blema con il bere che sono membro di A.A.?

 

R. Questa è una decisione personale. Tuttavia, lo spirito del programma è di compartecipazione; uno studio recente dei membri A.A. dimostra che un’alta propor­zione di essi sono entrati a far parte dell’Associazione tramite un altro membro. Prima di prendere una de­cisione u tali questioni, gran parte dei membri riten­gono utile discuterne con lo sponsor o con gli ami­ci A.A.

 

D. Dovrei rivelare il mio anonimato al mio datore di la­voro, di modo che io possa partecipare regolarmente alle prime riunioni A.A.?

 

R. Chiedere favori speciali a causa dell’appartenenza ad A.A. non è nello spirito delle Tradizioni sull’anoni­mato.

 

 

L’Anonimato a Livello di Mass-media

 

D. Come devo comportarmi se appaio alla televisione co­me membro A.A., o in un film, oppure permetto che la mia foto venga pubblicata sui giornali, senza però dare per esteso il mio nome? Questo è considerato una violazione dell’anonimato?

 

R. Sì, se le foto in primo piano e le altre facilmente iden­tificabili dei membri A.A. (che sono descritti come membri) vengono pubblicate o diffuse, anche nel caso in cui non viene detto il nome per esteso, queste de­vono essere ritenute violazioni dell’anonimato.

 

D. Ho sentito alcune persone, dentro e fuori A.A. affer­mare che i membri A.A. noti all’opinione pubblica, dovrebbero essere incoraggiati a rivelare la loro appar­tenenza ad A.A. per aiutare a promuovere l’Associa­zione. Perché A.A. continua a mantenere la Tradizio­ne dell’anonimato per i personaggi famosi e per altri membri?

 

R. Quelle Tradizioni si svilupparono grazie all’esperienza dei primi membri. All’inizio anch’e si ritenne o che i membri A.A. famosi potevano dare un aiuto all’As­sociazione, rompendo il loro anonimato. Ma presto fu chiaro che se fosse avvenuta una violazione, altre sarebbero seguite, e se i membri avessero cercato di ottenere riconoscimento pubblico e potere, Punita spi­rituale, tanto essenziale per poter aiutare gli amici al­colisti, sarebbe stata ben presto perduta.

 

D. E i videotapes dei discorsi e delle riunioni? Devono essere considerati delle violazioni dell’anonimato, dal momento che le persone vengono viste in primo piano e si dichiarano apertamente membri di A.A.?

 

R.Nel 1980 la Conferenza dei Servi i Generali racco­mandò che “... i membri AA. a cui viene richiesto di registrare in videotape i discorsi e le riunioni, con­servino l’anonimato a livello di stampa, radio, TV, cinema e videotapes, considerando che l’anonimato è la base spirituale di tutte le nostre Tradizioni”. Ven­ne inoltre raccomandato che i discorsi dei membri A.A. come tali fossero dati in persona, piuttosto che es­sere registrati in videotape, in considerazione del fatto che usando tale mezzo si possono mettere le singole persone al di sopra dei principi, incoraggiando così in A.A. lo sviluppo di un sistema di “personalità”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerazioni sull’Anonimato in A.A.

 

— Non è responsabilità dei mass-media mantenere le no­stre Tradizioni; è piuttosto una nostra responsabilità individuale.

 

— I membri A.A. in genere ritengono che non è saggio rompere l’anonimato di un membro anche dopo la sua morte, ma per ogni circostanza la decisione finale spet­ta alla famiglia.

 

— I membri A.A. possono rivelare la loro identità e par­lare come alcolisti recuperati, senza per questo violare le Tradizioni, purché non rivelino la loro appartenen­za ad A.A.

 

Imembri A.A. possono parlare come membri A.A. soltanto se i loro nomi e i loro volti non vengono ri­velati. Essi parlano non per A.A. ma come singoli membri.

 

 

L’Esperienza suggerisce che i Membri A.A.:

 

— Rispettino il diritto degli altri membri a mantenere il loro anonimato a qualunque grado essi desiderino.

 

— Quando si parla come membri A.A. a riunioni non A.A., usino generalmente solo il nome.

 

— Conservino l’anonimato personale negli articoli e nelle autobiografie.

 

— Quando assunti come professionisti nel campo dell’al­colismo, evitino di usare titoli come “consulente A.A.” (si preferisce “consulente sull’alcolismo”).

 

— Usino i cognomi all’interno dell’Associazione, special­mente per l’elezione dei responsabili di gruppo e per gli altri incarichi di servizio.

 

 

 

Per ulteriori informazioni sull’anonimato, potranno essere utili i seguenti opuscoli e altro materiale:

 

“Le Dodici Tradizioni illustrate”

“La Tradizione A.A. - Come si è sviluppata”.

“Parlando a riunioni non A.A.”.

 

Guide Informative A.A. per l’informazione Pubblica. Articoli di Informazione Pubblica su come rilasciare in­terviste alla televisione, radio e giornali.

 

Scrivete a: Alcolisti Anonimi

Servizi Generali Italiani

Via di Torre Rossa 35/B - 00165 Roma

Centralino nazionale 06 663 66 20

Uffici 06 663 66 29 – Fax 06 662 83 34

E-mail:aaitaly@tin.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DODICI PASSI DI A.A.

 

1. Noi abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.

2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi avrebbe potuto ricondurci alla ragione.

3. Abbiamo preso la decisione di affidare la nostra volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potemmo concepirLo.

4. Abbiamo fatto un inventano morale profondo e senza paura di noi stessi.

5. Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano la natura esatta dei nostri torti.

6. Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere.

7. Gli abbiamo chiesto umilmente di eliminare le nostre deficienze.

8. Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone che abbiamo leso e abbiamo deciso di fare ammenda verso tutte loro.

9. Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto arrecare danno a loro oppure ad altri.

10. Abbiamo continuato a fare il nostro inventano personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso.

11. Abbiamo cercato, attraverso la preghiera e la meditazione di miglio­rare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepir­Lo, pregando solo di farci conoscere la Sua volontà e di darci la forza di eseguirla.

12. Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di trasmettere questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.

 

 

 

 

 

 

LE 12 TRADIZIONI DI A.A.

 

1. Il nostro comune benessere dovrebbe venire in primo luogo; il recupero personale dipende dalla unità di A.A.

2. Per il fine del nostro gruppo non esiste che una sola autorità ultima: un Dio di amore, comunque Egli possa manifestarsi nella coscienza del nostro gruppo. I nostri capi non sono altro che dei servitori di fiducia; essi non governano.

3. L’unico requisito per essere membro di A.A. è un desiderio di smettere di bere.

4. Ogni gruppo dovrebbe essere autonomo tranne che per le questioni riguar­danti altri gruppi oppure A.A. nel suo insieme.

5. Ogni gruppo non ha che un solo scopo primario: trasmettere il suo messag­gio all’alcolista che soffre ancora.

6. Un gruppo A.A. non dovrebbe mai avallare, finanziare o prestare il nome di A.A. ad alcuna istituzione similare o organizzazione esterna, per evitare che problemi di denaro, di proprietà e di prestigio possano distrarci dal nostro scopo primario.

7. Ogni gruppo A.A. dovrebbe mantenersi completamente da solo, rifiutando contributi esterni.

8. Alcolisti Anonimi dovrebbe rimanere per sempre non professionale ma i nostri centri di servizio potranno assumere degli impiegati appositi.

9. A.A., come tale, non dovrebbe mai essere organizzata ma noi possiamo co­stituire dei consigli di servizio o comitati, direttamente responsabili verso coloro che essi servono.

10. Alcolisti Anonimi non ha opinioni su questioni esterne; di conseguenza il nome di A.A. non dovrebbe mai essere coinvolto in pubbliche controversie.

11. La politica delle nostre relazioni pubbliche è basata sull’attrazione piutto­sto che sulla propaganda. Noi abbiamo bisogno di conservare sempre l’ano­nimato personale a livello di stampa, radio e filmati.

12. L’anonimato è la base spirituale di tutte le nostre Tradizioni, che sempre ci ricorda di porre i principi al di sopra delle personalità.