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News di Alcologia

Undicesimo Passo: ciao Signore!

Undicesimo Passo: ciao Signore!

Undicesimo Passo: ciao Signore!

 

Ciao Signore.

Grazie di essere ancora qui ad ascoltarmi, a darmi retta. Non Ti avevo dimenticato, Tu lo sai; ma non riuscivo più a trovarTi, Ti avevo perduto in quella tempesta confusa di sensazioni a paure che è stato il mio alcolismo attivo.

Pregavo ancora, sì, ma era soltanto l’antica abitudine, erano le pre­ghiere (ripetute così, contro voglia) che mi avevano insegnato i miei genitori. Ma Tu non mi avevi dimenticato: sei venuto a cercarmi, hai bus­sato alla mia porta e mi hai aiutato. Tu, il mio Potere Superiore, il Dio come io potei concepirLo, Tu che hai fatto scattare in me chissà quale molla; Tu che servendoTi come strumento di quel Gruppo di A.A. nel quale sono giunto non so ancora come, hai fatto per me quello che io non ero riuscito a fare in tanti anni di sforzi, di dolore, di disperazione.

Quante volte mi sono irritato con Te, Signore, quante volte mi sono chiesto perché non venivi in mio aiuto, perché eri sordo alle mie pre­ghiere. Talvolta, ascoltando le parole di alcuni amici di A.A., rivedo me stesso: “L’ho pregato tanto, eppure sono ancora nel problema”; “Ho spre­cato il Suo aiuto, non voglio più pregarLo, voglio fare da me.

Quanta superbia c’era in me! Credevo veramente di potere fare da solo, credevo di potere fare a meno del Tuo aiuto. Quando bevevo mi sentivo forte, potente, invincibile: ed ero soltanto ridicolo. Pretendevo di insegnarTi come dovevi fare ad aiutarmi, volevo indicarTi io la strada, e mi arrabbiavo perché i Tuoi pensieri non erano i miei pensieri e le Tue vie non erano le mie vie. Ti tenevo il broncio, non ti amavo più, ce l’ave­vo con Te!

Meritavo davvero che Tu mi abbandonassi: ma non lo hai fatto; anzi ,mi hai donato altre cose stupende: è solo grazie a Te che, d’improvviso, ho varcato la soglia di A.A.; mi hai messo una mano in testa e, di colpo, non ho più avuto bisogno di bere; mi hai fatto conoscere persone meravi­gliose, mi hai dato degli amici veri come non ne avevo mai avuti, mi hai fatto sentire uomo in mezzo agli uomini, mi hai regalato la fiducia e l’affet­to di tante persone care che prima neppure sapevo che esistessero.

Tu sei lì, Ti riconosco nelle parole dei miei amici. Ognuno di loro Ti chiama in un modo differente, ma tutti parlano di Te, dell’aiuto che hai dato loro e di quello che ancora gli darai: “Mi avevano dato tre mesi di vita, poi...”. “Sono venuto qui al Gruppo per tanto tempo, continuando a bere, poi...”, “Ho guardato in me stesso e tutto a un tratto...”.

Ti chiamo “Potere Superiore”, “Gruppo”, “Qualcuno”; Tu hai tanti nomi, Signore, e non T’importa come Ti chiamiamo. Tu vuoi solo che seguiamo la strada che ci hai indicato, vuoi che chiediamo il Tuo aiuto; sei felice quando puoi fare qualcosa per noi, quando non siamo così sciocchi da chiudere le orecchie ai Tuoi richiami, gli occhi ai Tuoi segni, il cuore al Tuo amore. Tu vuoi che noi parliamo con Te, sapendo che Tu hai capito!

Perdonaci, se vogliamo sempre tutto e subito, se crediamo sempre di avere ragione, se Ti importuniamo per tante sciocchezze, se preten­diamo di capire sempre i Tuoi disegni. Tu ci hai fatti così, è la nostra

natura; ma tu puoi anche insegnarci ad essere più umili, più veri; puoi insegnarci a fidarci di Te. È duro per qualsiasi uomo, per un alcolista forse ancora di più; è duro dovere ammettere di non potere fare da soli; se ci riusciamo, però, Tu ci regali la serenità, quella serenità che Ti chie­diamo ogni giorno nella nostra preghiera più bella.

A volte abbiamo fatto addirittura divenire poesia la nostra superbia e la nostra sciocchezza: ci siamo vantati di essere “persone d’azione”, gente dura che non aveva tempo da perdere con preghiere e meditazio­ne; gente come noi, che è stata capace di uscire da un così grosso pro­blema (ecco, già Ti abbiamo scordato, il nostro alcolismo fa di nuovo capolino...) è gente che ama i “Passi in cui agisce, su di sé o sugli altri” Ma dove troviamo il nostro “carburante” se non ci fermiamo un poco con Te? Come possiamo far qualcosa, per gli altri o per noi stessi, se ci dimentichiamo di ascoltare l’Unico che ci abbia ascoltato?

Voglio ascoltarTi, Signore; quando inizia un nuovo giorno: è l’alba, ancora ventiquattr’ore da affrontare; aiutami, dammi forza, lucidità, coraggio. Quando mi sembra di essere “aggredito” dagli altri: allontana da me ogni risentimento e ogni invidia che mi fanno soffrire, dammi la serenità. Sul lavoro, quando mi sembra che i miei sforzi non siano rico­nosciuti: fammi essere umile, fammi capire che non è portando rancore che riuscirò a fare il mio dovere. In famiglia: Signore, dammi la forza di espletare il mio ruolo di marito, padre, fa che io sia di aiuto e, magari, di esempio; rendimi capace di amare profondamente, di regalare ai miei cari quel tanto che Tu mi hai donato. E, infine, la sera, quando la stan­chezza mi prende: Grazie Signore; altre ventiquattr’ore sono passate, grazie a Te, non ho bevuto; adesso fammi riposare in pace per poter affrontar domani la nuova, stupenda giornata che mi regalerai.

Quante cose abbiamo da dirTi, Signore, quante cose vorremmo fare. Ma, soprattutto, vorremmo non avere paura; paura del domani, degli altri, di noi stessi vorremmo essere sicuri che Tu ci sei. Ecco, forse questa è la preghiera più grande che mi viene in mente: Signore, fa che io non sia così stupidamente orgoglioso da voler “provare “ la Tua esi­stenza. Fa che io capisca che è assurdo cercarTi nel cielo o chissà dove; fa che io mi accorga che Tu non sei lontano da me, al di fuori di me.

Dammi la forza di guardare in me stesso, perché io possa, proprio là, tra i miei difetti, tra le mie debolezze, tra le mie paure, scoprire un angolo remoto della mia anima dove Tu hai riposto la Tua casa: per abitare sem­pre con me, Signore.