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News di Alcologia

Il quadro teorico e l’applicazione pratica del sistema ecologico sociale

Il quadro teorico e l’applicazione pratica del sistema ecologico sociale

Il quadro teorico e l’applicazione pratica del sistema ecologico sociale

 

Vladimir Hudolin

 

I Club si basano su un principio ecologico-sociale, dinamico e aperto ai cambiamenti, che si modifica continuamente, configurandosi in una longitudinale dinamica di sviluppo.

Lo sviluppo dei Club è condizionato dalla necessità di trovare un modo più efficace di trattare le famiglie nel cui ambito insorgono problemi alcol correlati e complessi. La bibliografia presenta quasi cinquanta differenti approcci teorici.

L’approccio ecologico-sociale è molto dinamico, e cambia sotto l’influenza di un gran numero di fattori esterni, come i dati ottenuti in base a ricerche scientifiche, la legislazione sanitaria, le condizioni politiche e sociali e le esperienze pratiche. Anche se necessario, il coordinamento del lavoro dei Club degli alcolisti in trattamento riscontra numerose e varie difficoltà. I CAT sono concepiti come comunità multifamigliari composte da un massimo di dodici famiglie, in continuo cambiamento dello stile di vita, di crescita e di maturazione.

Basti ricordare che il CAT viene sottoposto a una suddivisione dopo l’entrata della tredicesima famiglia. Inoltre, l’autonomia del Club può causare una serie di problemi concernenti i rapporti con l’Associazione della quale i Club fanno parte, e con i servizi pubblici con i quali devono collaborare. Le organizzazioni pubbliche e private cercano spesso di prevaricare i Club. Nonostante tutto questo, l’autonomia del Club è una condizione preliminare per la sua attività, per la crescita e la maturazione delle famiglie che ne fanno parte.

La crescita e maturazione dell’alcolista e della sua famiglia cominciano nel Club, ma si realizzano a casa e nell’ambito della comunità locale. I servizi pubblici, gli operatori, le famiglie stesse, tendono spesso a trasformare il Club in un gruppo chiuso in cui si organizza la ‘cura e la ‘riabilitazione’. Questo dipende in parte dalla formazione classica e dall’aggiornamento dei quadri medici e dalla cultura sanitaria prevalente nella comunità territoriale.

I Club degli alcolisti in trattamento sono comunità che riuniscono persone e famiglie differenti per sesso, età, educazione, professione, comportamento verso gli alcolici e stile di vita. È comune a tutti i membri del Club solamente il problema alcol correlato. Alcuni pensano che i Club andrebbero organizzati in base a caratteristiche predeterminate dei

membri (un Club di alcolisti giovani, un Club di alcolisti senza dimora, ossia un Club di skid row, un Club di alcolisti anziani, un Club che riunirebbe alcolisti specialisti, un Club di alcoliste donne ecc.). Simili discussioni sono pericolose per il lavoro dei Club dal momento che propongono comunità multifamigliari diverse da quelle che esistono nella vita reale e per questo alienate dalla società. Il CAT lavora in base a un concetto che vede i problemi alcol correlati come tipi di comportamento diversi, stili di vita differenti, difficoltà causate da relazioni difficili e da interazioni di sistemi ecologici nella famiglia, nella comunità locale e nel gruppo di lavoro. Ne segue che l’intero sistema, nel cui ambito rientra l’alcolista, deve far parte del trattamento, non perché costituito da malati alienati, ma come parte della comunità a pieno diritto.

Secondo la teoria ecologico-sociale, il consumo degli alcolici è un tipo di comportamento, non una malattia mentale né somatica. È più facile, sia per gli operatori professionali preparati in modo tradizionale che per le famiglie, accettare il concetto dell’alcolismo come malattia, dato che un tale atteggiamento li libera da ogni responsabilità e riduce al minimo la loro partecipazione attiva al trattamento. Per questa ragione, il termine ‘terapeuta’, che all’inizio veniva dato al servitore-insegnante nel Club, è stato sostituito prima dal termine operatore’ e poi da ‘servitore-insegnante’. Se non c’è malattia, non si può parlare di cura o di terapeuta. Al giorno d’oggi sarebbe forse meglio parlare di servitore, cioè di persona che serve le famiglie, come è stato da me già proposto nel Corso di sensibilizzazione ai problemi alcol correlati e complessi, tenutosi a Rovigno nel 1993.

I Club sono organizzati a scopo di demedicalizzare e depsichiatrizzare il trattamento e di assicurare una libera crescita e maturazione di tutti i membri. Bisogna trovare rimedio anche alla resistenza che si riscontra nell’accettare un servitore-insegnante non professionista. Un operatore volontario e non professionista non diventa, né può diventare, terapeuta durante il Corso di sensibilizzazione di una settimana, che è il tempo necessario alla formazione per svolgere il ruolo di servitore-insegnante nel Club.

L’alcolismo, nel senso classico della parola, non si può curare. Il servitore-insegnante, come catalizzatore, può aiutare e facilitare il processo di cambiamento del comportamento della famiglia, ma non può curare l’alcolista. Gli alcolisti e le loro famiglie, membri dei CAT, sono spesso colpiti da numerose difficoltà e malattie, legate o no al consumo degli alcolici, e di conseguenza sono dei malati. Tutti concordano che le malattie mentali e quelle somatiche, siano esse primarie o secondarie in relazione all’alcolismo o a eventuali manifestazioni collaterali, richiedono lo stesso trattamento medico che si dedica alle persone che non soffrono di problemi alcol correlati. A volte si tende a pensare che il problema alcol correlato e altri problemi di cui soffrono gli alcolisti del Club richiedano una specifica metodologia di cura fuori dal Club. C’è anche chi pensa che si dovrebbero introdurre nei Club metodologie specifiche di lavoro ‘terapeutico’. Bisogna sottolineare che il trattamento nel Club non è compatibile con altre metodologie. Ogni famiglia in cui si manifesta un problema alcol correlato deve scegliere uno dei trattamenti e seguirlo. Se sceglie il trattamento nel Club degli alcolisti in trattamento deve continuare nel Club, oppure lasciarlo e iniziare un diverso trattamento o cura’. Qualora nell’alcolista si riscontrino problemi medici, inclusi i problemi di competenza dello psichiatra, o problemi alcol correlati o eventuali manifestazioni collaterali, la famiglia deve consultare il medico che di conseguenza deciderà il metodo di cura. Il medico può anche esprimere la sua opinione riguardo all’eventuale necessità di inserimento in un CAT.

Tratto da: "Manuale per il lavoro nei Club degli Alcolisti in Trattamento"