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Dipendenza da videogiochi: sintomi, come uscirne e cosa fare

Dipendenza da videogiochi: sintomi, come uscirne e cosa fare

Dipendenza da videogiochi: sintomi, come uscirne e cosa fare

Flavia de Durante


“Come posso capire se mio figlio è dipendente dai videogiochi?”.Troppe ore alla playstation. Si tratta di dipendenza e gaming patologico?”. “Aggressività e isolamento possono essere sintomi del gaming disorder?”

Non solo genitori, ma anche psicologi si scontrano spesso con domande del genere. La dipendenza da videogame negli adulti e nei bambini, i sintomi e come uscirne, infatti, sono oggetto di studi in psicologia. Questa patologia è stato riconosciuto dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, come malattia mentale.

L’abuso dei videogame è un fenomeno molto comune che spesso si tende a sottovalutare. Secondo le statistiche, almeno il 7% dei giocatori online soffre di questo problema. Con conseguenze devastanti dal punto di vista psicologico, fisico e sociale. In Italia, ad esempio, si stima che circa 270mila ragazzi tra i 12 e i 16 anni sono a rischio.

Impossibile fare a meno di eroi e guerrieri delle tipiche storie dei video giochi. Compiere missioni e ottenere ricompense incolla i giocatori allo schermo. Il tutto viene costruito ad hoc dall’industria dei giochi. Accattivanti grafiche, scenari misteriosi, ritmi incalzanti.

Sebbene sia tipico dell’età adolescenziale, può colpire i più grandi ed è fondamentale riconoscerlo, sapere cosa fare nei casi di gaming disorder e come uscirne.

Ad indicarci quali sono i sintomi della dipendenza da videogiochi e come uscirne, la psicoterapeuta Serena Valorzi, esperta delle New Addictions, ci indicherà terapie e cosa fare in caso di aggressività da gaming disorder.

Sintomi dipendenza da videogiochi nei bambini e adulti, come uscirne: caratteristiche in psicologia

Negli adulti, come nei bambini, la dipendenza da videogiochi è caratterizzata da sintomi riconoscibili, quali un utilizzo quotidiano prolungato di console Playstation o Xbox, aggressività, deboli legami sociali e scarso interesse per altre attività.

Capiti i sintomi del gaming disorder, cosa fare è il passo immediatamente successivo, attraverso una corretta terapia di un professionista in psicologia e psicoterapia.

“In generale, quando si svolge un’attività molto piacevole, nel cervello si verificano una serie di processi. Si rilascia dopamina, neurotrasmettitore legato al piacere. L’individuo cerca di creare queste situazioni piacevoli, dopaminergiche. E di prolungarle nel tempo. Per avere maggiore soddisfazione.” – Spiega la psicoterapeuta Serena Valorzi.-

“La dipendenza s’inserisce quando si continua a cercare qualcosa di molto piacevole. E a breve termine. Strettamente collegata la questione dell’autocontrollo. Se non si è educati all’attesa, infatti, si ricerca l’attività dopaminergica di continuo. E ci si distacca da tutto il resto. Diventa pian piano impossibile rinunciare a quest’attività. Anche quando provoca dei danni. E questo è anche il caso delle dipendenze tecnologiche

Console playstation e xbox sono strumenti adatti per trovare attività piacevoli e stimolanti, ma pericolosi.

“Se si parla di dipendenza da videogiochi con i bambini, già dall’inizio i più piccoli non dovrebbero avere libero accesso a console. O ad apparecchi simili, senza limiti di tempo o supervisione. Questi dispositivi vengono strutturati appositamente per essere accattivanti. Rapiscono facilmente l’attenzione di un bambino. In più, i più piccoli trovano più soddisfazione nell’immergersi nel mondo fittizio del video game. Piuttosto che affrontare gli eventi della vita reale, o costruire vere relazioni. I genitori e gli adulti in questo caso hanno una grossa responsabilità. Devono intervenire per impedire lo sviluppo di un gaming patologico, regolando tipo e ore di gioco.”– Fa sapere la Dottoressa Serena Valorzi. –

Quali sono i principali sintomi del gaming disorder nei bambini e negli adulti? “Caratteristica fondamentale è la tolleranza. Più si videogioca, più si sentirà il bisogno di aumentare le ore. Allo stesso modo, non ci si accontenterà più di un gioco qualunque. Si ricercherà il tipo sempre più adrenalinico, incalzante e violento.” – Chiosa la Psicoterapeuta Valorzi -.

“Per quanto riguarda gli adulti dipendenti da video giochi, si parte dalla stessa base. Con l’aggravante che devono auto-regolarsi. Riconoscere il problema ed esserne consapevoli. L’abuso di videogames viene usato frequentemente come modulatore emotivo. Cioè, anziché affrontare difficoltà reali, si trova soddisfazione nel videogame. Questo consente al soggetto di alleviare l’angoscia momentaneamente. Ma l’impatto che ha sulla vita vera è enorme.” – Puntualizza la dottoressa.

“Le ripercussioni a lungo termine sono evidenti. Innanzitutto a livello neuro-fisiologico. Poi personale e sociale. Ci si isola, restando soli. Man mano si perdono competenze lavorative o di studio. O eventi e relazioni interpersonali.” 

Aggressività da gaming disorder: cosa fare e come uscirne

Esiste una stretta relazione tra dipendenza da videogiochi e aggressività, testimonianze e statistiche lo confermano. Non solo violenza, tra le conseguenze del gaming patologico isolamento e depressione. L’attaccamento alle console può essere così prolungato da provocare addirittura disturbi del sonno.

“Una delle conseguenze si verifica nella concentrazione. Si inizia a far fatica a focalizzare l’attenzione su un unico punto. Anche a lavoro o a scuola. Questo avviene perché per riuscire bene nel video game, bisogna stare costantemente attenti a tutti i punti dello schermo. Per quanto sia un’attività piacevole, la tensione è costante. Il cervello si abitua.” – Fa sapere la psicoterapeuta Serena Valorzi.-

“Quando si perde o si trovano difficoltà nel videogioco si scatenano rabbia e frustrazione. La problematica dell’aggressività si sviluppa specialmente per chi usa videogames violenti. Con effetti molto gravi. Questi soggetti hanno livelli di empatia più bassi. E questo accomuna bambini e adulti. Più guardo contenuti aggressivi, più svilupperò atteggiamenti aggressivi.” – Chiarisce la psicoterapeuta.

“Inoltre, l’aggressività si genera in una condizione di astinenza. Quando, ad esempio, un genitore spegne la console al figlio. Perché passa troppo tempo a giocare. Si scatena una vera e propria crisi. Si sta privando il soggetto dipendente dalla condizione di benessere nella quale si sente forte e appagato. E’ tipico di questi casi agitarsi. O lanciare e sbattere gli oggetti. Oppure rispondere in modo aggressivo.”

In questi casi di aggressività da dipendenza da videogiochi, cosa fare, esiste una terapia con i bambini o adulti violenti?

“Bisogna sapere come aiutare. Iniziando in casa. E rivolgendosi poi anche ad un professionista. Se si raggiungono livelli come quelli dell’aggressività da gaming disorder, è il momento di riconoscere il problema. La prima cosa che si deve fare è evitare la critica. Poiché aumenta l’atteggiamento violento. Offrire aiuto e dialogare con chi vive la dipendenza è la cosa migliore.” – Consiglia la dottoressa Valorzi -.

Soluzioni e rimedi della dipendenza da videogiochi nei bambini e ragazzi

Il profilo psicologico del giocatore dipendente, solitamente, è caratterizzato da disagi sociali. Questo è molto grave, specialmente per i più piccoli. Ma le soluzioni esistono. Come uscirne da una dipendenza da videogiochi, cosa fare per aiutare un bambino o un adulto?

“Il gioco rappresenta uno spazio sicuro. E’ importante rieducare il gamer. E dimostrargli che oltre lo schermo c’è la vita vera.”

“Bisogna fare una distinzione tra adulti e bambini. Quando si tratta dei più piccoli, è importante l’intervento dei genitori. Gli adulti devono essere concordi. E non sottovalutare il problema, lavorando insieme per il bene del figlio. Anche con l’aiuto di un professionista specifico. – Consiglia la psicoterapeuta Serena Valorzi.

“Sono diversi i rimedi per la dipendenza da videogiochi dei bambini. Innanzitutto, limitare l’utilizzo delle console per videogiocare. La reazione del bambino sarà rabbia e ribellione, ma non si deve cedere. Messi i limiti di tempo, si devono proporre alternative altrettanto piacevoli. A esempio lo sport. O altre attività positive e costruttive a lungo termine.”- Spiega la professionista -.

“Un’altra cosa fondamentale è essere un modello per i più piccoli. Gli adulti devono mostrare di avere autocontrollo. Ad esempio misurando l’utilizzo di internet, o quello dei social. Questo, di pari passo con un percorso piscologico adatto, può essere la soluzione.”

(...omissis...)

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)